Calcio e storia politica: il caso Mario Mandžukić

Quest’oggi parliamo di calcio. Ma non con l’atteggiamento nazional-popolare con cui siamo soliti seguire le principali trasmissioni televisive su uno degli sport più seguiti del mondo.

Il protagonista di oggi è il calcio in relazione alla storia politica contemporanea.

Anzi, ultra-contemporanea verrebbe da dire, dato che stiamo parlando di un fatto accaduto solamente nel novembre di sei anni fa. I protagonisti di questa storia sono Mario Mandžukić, attaccante croato attualmente sotto contratto alla Juventus e con un palmarès di tutto rispetto, e lo svizzero di origini kosovare Xherdan Shaquiri, entrambi in forza al Bayern Monaco nella stagione 2012/13.
La partita in questione è Norimberga-Bayern, disputata il 17 novembre 2012 e valevole per la 12° giornata del campionato tedesco di Bundesliga. Al termine dei ’90 minuti il risultato sul tabellino sarebbe stato di 1-1 ma, quando Mandžukić porta sul temporaneo vantaggio il Bayern, succede qualcosa di molto particolare.

I due attaccanti esultano per la marcatura e si rivolgono alla curva in festa; in particolare, Mario Mandžukić omaggia i propri sostenitori con un gesto che ricorda da molto vicino il saluto romano tipico della tradizione fascista ustascia. Shaqiri si limita a far il saluto romano.

Per quale motivo?
Per comprendere il comportamento dei due giocatori è necessaria una premessa. Il giorno precedente, il 16 novembre, il Tribunale penale internazionale (TPI) dell’Aja aveva assolto i due generali croati Ante Gotovina e Mladen Markac dall’accusa di crimini contro l’umanità e crimini di guerra contro la popolazione serba durante l’Operazione Tempesta del 1995.
La sentenza riceve un’accoglienza euforica in Croazia perché si tratta di una vera e propria svolta comportamentale: dopo l’estradizione all’inizio degli anni 2000 e la condanna in primo grado nel 2011, ora, dopo la sentenza del 16 novembre, l’esercito croato e i suoi generali non vengono più giudicati responsabili per le operazioni di pulizia etnica contro la minoranza serba.

Una sentenza storica. Alla luce di questa spiegazione il comportamento di Mario Mandžukić e Xherdan Shaqiri assume una connotazione completamente diversa.

Il rapporto tra sport e storia politica è sempre stato molto forte: in particolare, lo studio e l’analisi storiografica dei regimi dittatoriali della prima metà del ‘900 – comunismo, fascismo e nazismo – fornisce un’indicazione interessante perché è proprio in quel preciso contesto storico che nasce l’esigenza di fornire una rappresentazione del potere che sia autentica e autorevole, e lo sport funge in maniera perfettamente identitaria a questo ruolo.
Il calcio, in quanto sport nazional-popolare maggiormente diffuso in Europa, non è una semplice attività agonistica con ventidue persone che corrono dietro a un pallone, ma un modo di essere e di vivere la propria storia e le proprie tradizioni.

Di: RLS Staff

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