Siete sicuri di sapere come mai ci scambiamo i regali di Natale?

Tutto ebbe inizio prima della nascita di Cristo, molto prima: dobbiamo avvicinarci all’epoca della nascita di Roma.

Attorno al 700 a.C., il Re di Curi dei Sabini era Tito Tazio, re diventato famoso per la guerra che mosse verso Roma per vendicare il ratto delle Sabine, occupando prima la rocca del Campidoglio e poi il colle Palatino.

Tito Tazio, però, fu ricordato dagli storici anche per essere stato il precursore dei doni di Natale: ogni anno chiedeva in dono ai sudditi, per capodanno, un ramoscello di alloro o di ulivo colto nel bosco della dea Strenia (da cui la parola strenna, che indica un regalo fatto appunto in occasione di una ricorrenza o di una festività importante). Tale tradizione andò avanti con il tempo: i romani facevano doni al Sole, celebrato il 25 dicembre, per esempio.

Più avanti, nel 300 d.C., San Nicola di Myra – noto anche come San Nicola di Bari o San Nicola dei Lorenesi, nato a Patara di Licia nel 270 e morto a Bari nel 343, diede inizio ad una nuova tradizione. Già vescovo di Bari, egli faceva dei regali ai poveri per la festa di Natale. Li invitava a lasciare fuori dalle porte di casa, alla vigilia, le loro scarpe logore (da cui le moderne calze natalizie), dove nascondeva dei regali che potevano servire a tutta la famiglia. Si trattava di qualche indumento, di frutta secca – molto nutriente – e di altre piccoli oggetti di uso quotidiano.

San Nicola di Myra vescovo. 

In seguito, San Nicola diventò il patrono dei commercianti, mercanti, ministranti, profumieri, bottai e bambini proprio per i gesti benevoli legati alle festività natalizie, oltre ad essere il patrono di marinai, pescatori, farmacisti, ragazze da marito, scolati, avvocati, prostitute e vittime di errori giudiziari.

Il moderno Babbo Natale riunisce le due usanze succitate del portatore di doni, diventando emblema dello scambio dei regali natalizi. La sua figura si ispira allo Spirito del Natale presente descritto in Canto di Natale di Charles Dickens. Vestito di verde e adornato con un mantello verde muschio bordato di pelliccia, lungo fino ai piedi, compare a Scrooge in questo modo.

Dalle scarpe fuori dalla porta di casa alle calze appese al caminetto:
tradizioni tramandate nel tempo. 


“[…] Le frondi grinzose delle querce, dell’edera, dell’agrifoglio rimandavano la luce, come specchietti tremolanti; e una vampa così poderosa rumoreggiava su per la gola del camino, che quel gelido focolare non avea mai visto la simile a tempo di Scrooge e di Marley o per molti e molti inverni passati. Ammontati per terra, quasi a formare una specie di trono, vedevansi tacchini, forme di cacio, caccia, polli, gran tocchi di carne rifredda, porcellini di latte, lunghe ghirlande di salsicce, focacce e pasticcini, barili di ostriche, castagne bruciate, mele rubiconde, arance succose, pere melate, ciambelle immani, tazzoni di ponce bollente, che annebbiavano la camera col loro delizioso vapore. Adagiavasi su cotesto giaciglio un allegro Gigante, magnifico all’aspetto, il quale brandiva con la destra una torcia fiammante, quasi a foggia di un corno di Abbondanza, e l’alzava, l’alzava, per gettarne la luce sulla persona di Scrooge nel punto che questi spingeva dentro il capo dalla porta socchiusa.”

Una rappresentazione dello Spirito del Natale presente. 

Una figura bellissima, regale e sontuosa, ricca, gioiosa: ecco la prima descrizione di Babbo Natale, che oggi appare vestito di porpora con la pelliccia candida. Scrooge, nel libro, ne rimase ammaliato, come oggi i bambini hanno occhi pieni di stupore alla vista del tanto atteso portatore di regali.

La tradizione è arrivata sino ai giorni nostri: San Nicola è festeggiato sia dai cristiani cattolici sia dagli ortodossi sia da altre professioni interne al cristianesimo; lo Spirito del Natale presente di Dickens prende forma nei pranzi luculiani che si preparano il 25 dicembre, assieme ai regali che fanno da ornamento. I regali vengono portati da Babbo Natale per i bambini, per far sì che associno la nascita di Cristo ad un momento gioioso, mentre gli adulti se li scambiano: sono le strenne della festa natalizia. San Nicola permane: durante il mese di dicembre si è più propensi a fare donazioni a scopo benefico verso i meno fortunati.

Oltre a tutto questo, le case trabordano di decorazioni rifacentesi sia a Tito Tazio sia a Dickens, per rallegrare l’atmosfera, come ghirlande, alloro o vischio, ramoscelli di abeti per rifinire il presepe, muschio, l’albero di Natale e le luci che illuminano, simbolo della venuta della Luce.

Se vi scambierete regali tra un paio di giorni, ricordate questo: Babbo Natale non è stato importato dall’America, anzi, è stato esportato nel New England dagli Olandesi un paio di secoli fa. Se qualcuno vi fa un presente, il simbolo da attribuire è quello di amicizia e reverenza, come lo fu per il re dei Sabini. Se per caso riceverete qualcosa di utile è perché Babbo Natale sa che cosa vi serve e di cui mancate.

Ricordiamoci tutti che la gioia delle feste nasce dall’armonia degli affetti e dalla presenza delle persone che amiamo e che ci amano durante questi giorni quasi magici. La serenità, la salute e l’amore sono i doni più grandi che ci possano essere.

Buon Natale, cari lettori, Buone Feste a tutti!

Di: Dr. Anna Maria Vantini

Fonti:
– Schwegler A., Römische Geschichte, I, 2a ed., Tubinga, 1867
– Dickens C., Canto di Natale, Giunti Editore, Firenze, 2012
– Falconius N. C., S. Nicolai Acta primigenia, Napoli, 1751
– Nitti di Vitto F., Le pergamene di S.Nicola di Bari, Bari, 1901

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