Berlino, 1986: una discoteca nel braccio di ferro tra USA e Libia

Recentemente si è celebrato in tutta Europa il trentennale della caduta del Muro di Berlino. Il processo di riunificazione di una Germania spaccata in due è ricordato come uno dei momenti più gioiosi della storia contemporanea, dove, quella divisione europea durata per più di quarant’anni ha trovato finalmente una fine tanto agognata. Nella storiografia Berlino Ovest viene sempre dipinta come una terra libera da preoccupazioni, mentre la sua gemella orientale come un luogo tetro e particolarmente pericoloso. Nella realtà, anche i cittadini dell’Ovest non vivevano certamente in tranquillità: infatti in quella piccola enclave della DDR si concentravano tutte le tensioni internazionali, acuite dallo scontro tra i due blocchi , protagonisti della Guerra Fredda. Anche se gli anni Ottanta tedeschi sono rappresentati da tentativi volti a una maggiore politica di distensione, il nervosismo globale suscitato da intense dinamiche internazionali si concentra proprio in questa zona di confine ed esplode nei peggiori dei modi. Nel 1986, tre anni prima della caduta del Muro, Berlino Ovest viene colpita da un terribile attentato: il 5 aprile una bomba viene fatta esplodere in una nota discoteca cittadina, La Belle.

Sito nel quartiere di Friedenau, il locale era un punto di ritrovo per moltissimi militari statunitensi di stanza nella capitale occidentale e anche per molti altri stranieri. Posta vicino alla console del dj, alle 01:40 la bomba esplode quando all’interno del locale vi sono più di 500 persone; inoltre la pressione provocata dalla deflagrazione fa crollare anche la stessa pista da ballo nelle cantine del palazzo, inghiottendo decine di giovani. Molti sono i feriti (più di 200) e numerosi anche i morti, che si contano maggiormente tra le fila militari statunitensi. In un primo momento, la Polizei è cauta nel fare ipotesi, ma ben presto la pista del terrorismo prende piede: dopo una prima rivendicazione tedesca da parte del commando Holger Meins – legato alla Rote Armee Fraktion – arriva una più plausibile rivendicazione araba, precisamente libica. 


 Le Due Guerre che hanno sconvolto il Mondo

La prima commissione d’inchiesta creata per indagare sul caso esclude infatti a propri il terrorismo militante, per concentrarsi sul terrorismo libico che, in quegli anni, aveva colpito più di una volta obiettivi occidentali. Una forte accusa nei confronti di Gheddafi parte direttamente da Ronald Reagan: secondo intercettazioni dell’intelligence statunitense, poco dopo il vile attentato, l’ambasciata libica – sita a Berlino Est – riceve alcuni fax in cui si loda l’eccellente lavoro compiuto a La Belle. La situazione internazionale è più tesa che mai e le reazioni non tardano: dopo dieci giorni, Reagan, per rispondere al forte shock provocato dall’attentato, approva l’Operazione El Dorado Canyon, ovvero un bombardamento a tappeto delle maggiori città libiche, Tripoli e Bengasi.

I danni sono ingenti, come le perdite umane, soprattutto dalla parte di Gheddafi che, nei raid americani, perde anche uno dei figli. La reazione internazionale è, per la maggior parte, di sconcerto e di disapprovazione, anche se non mancano commenti favorevoli al militarismo stelle e strisce. Ma, una situazione internazionale già di per sé molto delicata e tesa, alimentata da reazioni di questo tipo, estremamente violente, non poteva che suscitare una risposta sotto lo stesso profilo. La Libia è infatti una potenza militare non esigua, probabilmente sottovalutata dall’Occidente: una rappresaglia sarà inevitabile in un contesto così burrascoso e numerosi altri episodi di terrorismo saranno commessi dalle mani libiche.

Intanto a Berlino Ovest si continuano le indagini, che puntano sempre verso la pista libica, ma di fatto, in mancanza di prove schiaccianti sarà impossibile, per più di 15 anni, trovare un vero responsabile. Solo nel 1996, si arriva ad una sentenza definitiva, in cui vengono accusati quattro imputati: un diplomatico libico e tre complici. Durante quest’ultimo processo le prove hanno rivelato che un diretto coinvolgimento del colonnello Gheddafi non era certificabile, anche se non escludibile. Infatti, l’attentato sembra essere stato organizzato in autonomia dai singoli accusati, anche se questi, durante gli interrogatori, hanno sempre riferito di aver eseguito un ordine ricevuto dal leader libico. In particolare, sembra che l’attentato alla discoteca fosse esso stesso una risposta ad un attacco americano ai danni della flotta libica nel Golfo di Sirte, del marzo 1986. Solo nel 2003, con l’obiettivo di migliorare le proprie relazioni internazionali, il governo della Libia si è dichiarato disponibile a trattare con la Germania per un risarcimento alle famiglie delle vittime, versando una buona parte del risarcimento a partire dal 2008.

Di: Simona Amadori

Fonti:
(a cura di) Gus Martin, The SAGE Encyclopedia of Terrorism, SAGE publications, London, 2011 Goeff Simons, Lybia: The Struggle for Survival, Macmillan Press, London, 1996
Joseph T. Stanik, El Dorado Canyon: Reagan’s Undeclared War with Qaddafi, Naval Institute Press, Annapolis, 2003
Vanna Vannuccini, Inferno nel night dei Gi a Berlino, 06/04/1986 in «La Repubblica» reperibile all’URL https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1986/04/06/inferno-nel-night-dei-gi-berlino.html 

Pubblicato da Simona Amadori

Laureata magistrale in in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Torino ama da sempre ogni aspetto culturale, sociale, politico, ma soprattutto storico degli eventi di ogni giorno.

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