Vita da fuorilegge: essere gay nel Regno Unito degli anni 50

Quando si parla di diritti, che siano politici quanto civili o sociali, ci sono sempre due approcci complementari ma anche concorrenti che emergono. La domanda che chi lotta per questi diritti si pone è sempre la stessa: cambiare la legge per mutare la cultura dominante o capovolgere quest’ultima per legiferare in maniera più consona ai nuovi paradigmi culturali?

Ebbene, il più delle volte in realtà le due battaglie sono semplicemente due momenti diversi della stessa guerra che spesso non devono necessariamente precedere o seguire l’altro. Senza quindi sminuire il complesso discorso culturale che porta una determinata popolazione ad imporsi specifiche regole, si analizzerà qui lo sviluppo a se stante di queste regole.
L’Inghilterra è un caso particolare al riguardo, in quanto è uno dei primi paesi a legiferare in materia di rapporti omosessuali. Entrò in vigore infatti nel 1553 una legge per la quale la pena per gli atti di sodomia consisteva nella condanna a morte, non subendo alcuna modifica fino al 1861 quando fu emanato un atto per le “Offences against the Person Act” che ammorbidiva la pena ad un massimo di 10 anni di reclusione. Nel 1885 venne emanato il “Criminal Law Amendament Act” con il quale si criminalizzò anche ogni altro tipo di pratica sessuale tra uomini insieme ai comportamenti che potessero far intuire questa tendenza sessuale. Il tutto fu poi successivamente inasprito anche da un “Vagrancy Act” del 1898.
Negli anni cinquanta del novecento però, la situazione cominciò a mostrare  qualche segno di cambiamento. Nel 1954, dopo essere stato condannato ad un anno di carcere per “ gross indecency”, Gilbert Andrew Nixon, un martire della seconda guerra mondiale, si suicidò. Nella condanna per il reato, il giudice aveva ritenuto opportuno giustificare la sentenza asserendo che si doveva limitare la diffusione dell’omosessualità come si limita la diffusione di una pestilenza. In quegli anni infatti, si riteneva che il problema dell’omosessualità si stesse diffondendo con particolare velocità ed intensità nella società dato che i verbali della polizia e le condanne giudiziarie riportavano un aumento nelle statistiche dei casi, dai 622 del 1931 ai 2504 del 1955. Proprio in quegli anni, la popolazione dalle tendenze omosessuali era invece intorno al 2-3% secondo le stime dell’epoca.
Processi, condanne e azioni legali coinvolgevano ogni classe e ceto sociale, non risparmiando di certo personaggi noti e in vista che anzi, finendo nell’occhio del ciclone, spesso venivano umiliati pubblicamente e le loro carriere definitivamente stroncate.
Nel 1952 Alan Turing, celebre matematico il cui contributo era stato fondamentale nella seconda guerra mondiale per decriptare i messaggi in codice dei tedeschi, finì sotto processo accusato di omosessualità. Fu costretto dal giudica a scegliere tra carcere o castrazione chimica e optando per la seconda, morì poco dopo di suicidio per non essere riuscito a reggere il forte impatto della terapia forzata.

 Nel 1953 toccò all’attore John Gielgud subire una condanna per incarcerazione. Poco dopo, addirittura un membro di spicco del partito labourista come William Field, un politico del partito conservatore, Edward John Barrington Douglas-Scott-Montague lo scrittore di gialli Croft-Cooke ebbero la stessa sorte. Del resto, che personaggi famosi finissero in scandali del genere non era nuovo per i britannici che avevano già conosciuto il celebre caso della condanna a due anni di carcere e lavori forzati a carico di Oscar Wilde a cavallo tra la fine dell’ottocento e l’inizio del novecento.
Nello stesso 1954, il governo presieduto da Winston Churchill decise di costituire una commissione per valutare eventuali cambiamenti legislativi riguardo i crimini omosessuali e la prostituzione. La commissione prese in considerazione numerosi punti di vista. Vennero interpellati giuristi, ufficiali di polizia, associazioni mediche e psichiatriche, membri di organizzazioni religiose e persino alcuni omosessuali.
All’interno della commissione nacquero opinioni contrasti. Alcuni erano favorevoli ad una decriminalizzazione dell’omosessualità e altri ne erano invece a favore.
Legata all’omosessualità era vista indissolubilmente anche la pedofilia dato che, si argomentava, la maggior parte degli omosessuali tendevano ad essere attratti dai ragazzi giovani in quanto più simili alle donne. Si riteneva inoltre che dovesse essere prerogativa dello stato proteggere la possibile corruzione dei giovani, impedendo loro di poter rischiare di diventare omosessuali. Era interesse delle autorità anche impedire che si diffondesse l’omosessualità tra i giovani sotto leva militare.
Ma le preoccupazioni riguardo il diffondersi di questo orientamento sessuale vennero schematizzate ed elencate durante le riunioni della commissione:
          –Riduzione matrimoni
          –Riduzione tasso di natalità
          –Danneggiamento dello stato e della società
          –Violenze e corruzione dei giovani
          –Nascita di bordelli nei quali gli uomini si sarebbero prostituiti
          –Diffusione malattie veneree
Dal punto di vista sociale e della quotidianità, in Gran Bretagna e specialmente a Londra, era diffusa l’abitudine per gli omosessuali di ritrovarsi  in alcuni bagni pubblici che talvolta acquisivano una tale notorietà da diventare  punto d’incontro travalicando la cerchia queer inglese e arrivando anche all’estero. E’ il caso ad esempio di alcuni bagni pubblici in Mayfair o a Soho frequentati anche da stranieri e turisti all’occasione dei loro viaggi.
La polizia di solito pedinava i sospettati e si appostava fuori dai bagni pubblici per arrestarli. Non mancavano i casi, testimonia un omosessuale intervistata dai membri della commissione, nei quali la polizia arrestava persone omosessuali in questi luoghi con l’intenzione di far carriera dato che questa dipendeva principalmente dal numero di arresti che ogni poliziotto riusciva a cumulare.
Un poliziotto intervistato invece, dopo aver spiegato la procedura con la quale si giungeva agli arresti attraverso le operazione di polizia riferisce:

<>
Proprio per questo motive, spesso accadeva che si sviluppassero accuse inesistenti con il solo scopo di ricattare ed estorcere denaro ai danni di altri uomini oppure che per la semplice omosessualità degli estorsori ne approfittassero. A testimonianza della gravità della situazione, viene in aiuto anche un film inglese del 1961, uno dei primi sull’omosessualità.
 Victim è l’intricata vicenda di un abile avvocato che cade nella fitta rete di alcuni ricattatori che cercano di estorcere denaro ad una serie di persone omosessuali, tra cui un ex amante dello stesso protagonista e più avanti nella vicenda a questo stesso avvocato, con la minaccia di rivelare pubblicamente l’omosessualità di queste vittime strette tra una morale asfissiante, una legislazione punitiva e i loro aguzzini che tentano di capitalizzare al riguardo.

In effetti, chi era favorevole alla decriminalizzazione dell’omosessualità aveva l’intenzione anche di impedire che si potessero verificare episodi d’estorsione di questo tipo. Oltre a ciò vi erano poi anche 
altre opinioni che i membri favorevoli della commissione sottolineavano:
     
           –  Lo stato non dovrebbe punire per il codice morale delle persone se queste non danneggiano la     società.
        –  Come nel caso del proibizionismo negli Stati Uniti, reprimere questo tipo di pulsione genera solo un effetto contrario che porta alla clandestinità piuttosto che all’eliminazione del problema.
         – I rapporti sessuali con minorenni e la prostituzione continuerebbe ad essere un reato.
          –L’omosessualità sarebbe decriminalizzata solo in privato.
          –L’omosessualità non causerebbe alcuna decadenza sociale in quanto molte civiltà l’accettavano senza problemi, come quella greca ad esempio, dove si credeva addirittura potesse migliorare il coraggio in battaglia.
          –I minorenni non verrebbero necessariamente corrotti, ma anzi, persone apertamente omosessuali troverebbero appagamento con propri coetanei.
Una curiosità consiste invece nel caso delle donne omosessuali in quanto un vuoto normativo le lasciava al di fuori da possibile condanne. La commissione incaricata di studiare il fenomeno, riteneva quello delle lesbiche un problema minore e quasi inesistente, con al massimo rapporti privati e segreti, che non coinvolgono generalmente minori e che quindi non costituiva problema sociale.
Il vuoto normativo in realtà è da attribuirsi al più generale scarso interesse e rilievo che la società dell’epoca conferiva alla donna, estromettendola anche dalle preoccupazioni di salute psicologica.
I medici e psichiatri della commissione ritenevano esistessero due tipi di omosessualità: una acquisita e una di nascita.
In quegli anni questo orientamento sessuale era considerato dalla British Medical Association come una malattia <>, deformità mentale <>, disordine della personalità  <> o infine come una “immaturità” sessuale.
Il suddetto approccio faceva in modo che i medici tentassero di curare l’omosessualità attraverso pratiche psicologiche o trattamento di ormonale che inibisse la libido, come nel celebre caso di Alan Turin, ma con scarso successo e gravi conseguenze.
Una particolarità di questa commissione fu l’audacia nell’intervistare anche persone effettivamente omosessuali per poter avere il loro punto di vista. Il presidente della commissione John Wolfenden, insistette per avere la possibilità di interloquire con alcune persone direttamente interessate tra cui Peter Wildeblood, giornalista, scrittore e commediografo sotto processo come tanti altri in quegli anni.
In uno di questi incontri, Wildeblood asserì:

<>

Peter Wildeblood
Paragonando la daltonia all’omosessualità, Wildeblood sottolinea il fatto che come non si punisce un daltonico per non distinguere i colori, è assurdo punire un essere umano per i suoi gusti sessuali.
Alla fine, nel 1957, dopo tre anni il Wolfenden Report stilato dalla  commissione giudicò opportuno indicare al governo la depenalizzazione del reato di <>. Ad ogni modo, vennero decise comunque delle restrizioni significative.
          I comportamenti omosessuali dovevano essere limitati alla vita privata e non pubblica.
          L’età del consenso per avere rapporti omosessuali doveva essere 21 anni.
 

Nonostante l’esito del Wolfenden Report, il Regno Unito depenalizzò i reati di natura omosessuale dieci anni dopo, nel 1967 e solo in Inghilterra e Galles. Scozia e Irlanda dovettero attendere fino agli anni ottanta.
Se le soli leggi in materia hanno impiegato anni ad essere modificate, il processo di cambiamento culturale fu ancora più lento e per certi versi ancora in sviluppo in questi anni.
Ad ogni modo, la questione culturale meriterebbe un’analisi in separata sede.

Di: Cristiano Rimessi

FONTI:
J. West, R. Green, Sociolegal control of homosexuality, a multination comparison, Boston Ma, Springer USA, 2002
Brian Lewis, Wolfenden’s Witnesses, Homosexuality in postwar Britain, Palgrave Macmillian, London, 2016

The Turing enigma: Campaigners demand pardon for mathematics genius,  in The Independent, 18 Agosto 2019, di Jonathan Brown, reperibile al link:

Pubblicato da Redazione

Redazione del portale online di: - Riscrivere la Storia: www.riscriverelastoria.com - Fact Checking History: www.factcheckinghistory.com - Endangered Peoples: www.endangeredpeoples.com

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