La discriminazione razziale, i primi tra gli ultimi: La Giustizia

Nonostante il tema della disriminazione e della segregazione negli Stati Uniti sia stato approfonditamente studiato e conosciuto, solitamente sono noti ai più gli aspetti più generici e famosi (quali l’eliminazione della schiavitù, il discorso I have a dream di Marther Luther King, la vicenda di Rosa Parks, il movimento delle Pantere Nere). Nell’articolo che seguirà verrà analizzata la storia della discriminazione nella vita quotidiana, affrontando un tema specifico e andando a creare un parallelismo tra un’opera letteraria o cinematografica e una vicenda storica realmente accaduta. L’articolo è suddiviso in tre parti, che affrontano rispettivamente i temi della giustizia, della discriminazione quotidiana (specificamente nel mondo femminile) e dell’istruzione.

LA GIUSTIZIA: Il Buio oltre la siepe

 Atticus (Gregory Peck) e Tom (Brock Peters) in un’immagine del film Il buio oltre la siepe, 1962

“Atticus…” disse Jem in tono desolato.
Lui si volse, sulla porta. “Che cosa c’è, figliolo?”
“Ma come hanno fatto, come hanno potuto?…”
“Non lo so, ma lo hanno fatto. Lo hanno fatto altre volte, lo hanno fatto stanotte e lo rifaranno in futuro: come vedi, soltanto i ragazzi ne soffrono…Buonanotte.”

Atticus e Jem rattristati dopo la condanna di Tom Robinson

Gregory Peck (Atticus Finch) legge il libro di Harper Lee a Mary Badham (Jean Louise “Scout” Finch) sul set del film Il buio oltre la siepe, 1962

Il Buio oltre la siepe è il primo libro di Harper Lee, ambientato negli anni ’30 del secolo XX (1932-1935) a Mycomb, una cittadina immaginaria dell’Alabama. La storia è narrata in prima persona attraverso il punto di vista di Scout, una bambina scalmanata di sei anni figlia dell’avvocato vedovo Atticus Finch, la quale vive insieme al padre, al fratello maggiore Jem e alla governante afroamericana Calpurnia. Attraverso lo sguardo innocente della ragazzina scopriamo la realtà del profondo sud sofferente per la crisi: tra vicende familiari, scolastiche, estati passate con Dill, il nipote settenne di una vicina di casa, e tentativi di far uscire dalla propria abitazione il misterioso vicino Boo Radley, si delinea un evento che colpisce fortemente la città “vecchia e stanca”: Tom Robinson, un giovane uomo di colore, viene accusato di violenza sessuale a danno della bianca diciannovenne Mayella Ewell. Pur essendo palese la sua innocenza e pur emergendo durante il processo che artefice delle violenze è in realtà il padre della presunta vittima, uomo miserrimo e alcolizzato, l’afroamericano viene giudicato colpevole e morirà sparato dalle guardie della prigione, mentre tentava la fuga durante l’ora d’aria. L’isterismo collettivo dei privilegiati e benpensanti abitanti bianchi dilaga a Maycob e Scout, insieme a pochi altri personaggi, sembra essere l’unica, grazie al suo innocente animo infantile, a trovare ingiusta e incomprensibile la condanna del giovane Tom.

Il libro e l’omonimo film nascono agli inizi di un’epoca particolarmente vivace e rivoluzionaria per la comunità afroamericana: è il periodo in cui Rosa Parks rifiuta di cedere il proprio posto dell’autobus a un passeggero bianco, è il momento di ascesa e massimo fervore di Martin Luther King, delle proteste a Selma, il frammento epocale che vede la comunità nera rivendicare i propri diritti, avidamente negati da una parte della comunità bianca privilegiata.

Un’ingiustizia su basi razziste

Fotografia segnaletica di George Stinney, 1944

Qualche decennio prima, nel 1944, George Stinney Jr. (21 ottobre 1929, Alcolou-16 giugno 1944, Columbia), un quattordicenne della Carolina del sud era stato arrestato e accusato dell’omicidio di due bambine bianche, Betty June Binnicker di 11 e Mary Emma Thames di 7 anni, scomparse il 23 marzo 1944 ad Alcolu, la sua stessa città situata nella Contea di Clarendon, profondo South Carolina, e colpite alla testa da una sbarra di ferro. I corpi delle due giovani vennero trovati in un canale che attraversava un grande prato nella parte “nera” di Alcolu. Alcuni testimoni avevano affermato di averlo visto raccogliere fiori con le vittime, proprio il giorno della loro scomparsa. Il ragazzo, che viveva in una “mill town” segregata della Carolina del Sud, fu poi tenuto separato dai genitori.

Il processo
Il ragazzino fu prelevato da casa nonostante i genitori non fossero presenti e i verbali dell’interrogatorio sparirono pochi giorni dopo l’interrogatorio stesso. Mancavano le prove, mancavano testimonianze, anzi, quelle che si sbilanciavano a favore del ragazzo, ovvero le parole del fratello e delle sorelle di Stinney, ma anche di una persona che fu coinvolta nelle ricerche delle due vittime ed esperti che da tempo mettevano in dubbio i risultati dell’autopsia e la confessione che George rese, non vennero minimamente prese in considerazione. Stinney confessò due volte: una prima volta dichiarando certi fatti, una seconda cambiando la versione, ovviamente seguendo la piega che avevano preso le indagini. Il suo processo durò soltanto tre ore e non fu supportato da prove e testimonianze, la giuria era composta da dodici uomini, tutti bianchi, mentre la sentenza di morte fu emessa dieci minuti dopo il ritiro della Corte. Non gli fu concesso nemmeno l’aiuto di un avvocato.

Nelle ore successive all’arresto il padre di George fu licenziato e la comunità bianca tentò di linciare l’intera famiglia Stinney. Al giorno d’oggi si è scoperto che molte persone scrissero lettere all’allora Governatore repubblicano del South Carolina Oil Johnston, che correva proprio in quei giorni per entrare al Senato. La richiesta comune era di commutare almeno la pena di morte in ergastolo, ma Johnston fu irremovibile. Scriveva: «Potrebbe interessarvi sapere che Stinney uccise la bambina più piccola prima di violentare la più grande. Poi ha ucciso anche lei e ha violentato nuovamente il cadavere. Venti minuti dopo tornò e tentò di violentare di nuovo il cadavere, ma era oramai troppo freddo. Tutto questo lo ha ammesso Stinney stesso». Tuttavia le analisi del patologo smentirono ogni violenza sulle bambine: gli imeni erano ancora integri.
Al momento dell’esecuzione fu chiaro che il ragazzino era troppo piccolo per la sedia elettrica: i legacci gli andavano larghi, un elettrodo era troppo grande per la sua gamba e George dovette sedere su una Bibbia perché troppo basso. George Stinney è il più giovane condannato a morte nel XX secolo negli Stati Uniti.

Giustizia tardiva
Nel 2004 George Frierson, storico locale, ha deciso di fare alcune ricerche sul caso, dopo aver letto un articolo al riguardo; del caso si è interessato così anche l’avvocato Miller Shealy, che ha contattato i parenti ancora in vita di Stinney e ha deciso di portare avanti la battaglia per la riapertura del caso. Il 17 dicembre 2014 il giudice Carmen Mullen, in seguito alla petizione che la famiglia del condannato aveva presentato l’anno precedente per un nuovo processo, ha ricordato come la sentenza arrivò a sole dodici settimane dall’arresto, al termine di un processo ingiusto, che non stabilì con certezza se il quattordicenne fosse colpevole o innocente. Il giudice Mullen ha deciso di ribaltare la sentenza, giudicando che lo Stato della Carolina del Sud non garantì al ragazzo afroamericano un giusto processo.

Contesto
Questo ‘omicidio di Stato appartiene alla storia del razzismo americano, che anche oggi nei bracci della morte continua ad uccidere maggiormente gli afroamericani e ad offrire minori protezioni e garanzie ai neri. George fu giudicato da una giuria composta da soli bianchi, gli fu negata la possibilità di fare appello e la sua confessione fu estorta  ̶  dice il giudice Mullen  ̶  “grazie a un potere diseguale, nella sua posizione di quattordicenne nero, arrestato e giudicato da una Corte di soli bianchi in una piccola città segregazionista”.

Dott.ssa Eleonora Brozzoni

Fonti:
Lee H., Il buio oltre la siepe, Universale economica Feltrinelli, Milano, 2011
Benussi S. Le donne afroamericane negli Stati Uniti: la lunga lotta per i diritti civili, Milano, FrancoAngeli, 2007
Martin Luther King, Jr. Sogno. Un sogno di fratellanza per l’umanità, Ubuntu, EdiCart, Legnano (MI), 2007
Film Il buio oltre la siepe, 1962, regia di Robert Mulligan
https://www.repubblica.it/solidarieta/diritti-umani/2014/12/21/news/condannato_a_morte-103423616/?refresh_ce
http://www.bergamopost.it/occhi-aperti/14-anni-sedia-elettrica-dichiarato-innocente-70-anni-dopo/

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