Togliatti e il giudizio su De Gasperi e sul centrismo.

Il giudizio sul centrismo e sul ruolo avuto in questa fase da De Gasperi è stato per lungo tempo espresso dai vinti, anche sul piano storiografico i vinti hanno potuto prendersi una rivincita. Le critiche di Togliatti a De Gasperi e al centrismo, rientrano nelle valutazioni negative che sono state fatte da altri contemporanei, intellettuali e storici su questa fase dell’Italia Repubblicana.
Questa interpretazione della prima generazione della Dc riecheggia della valutazione negativa che Togliatti dà di De Gasperi e del periodo del centrismo degasperiano. Togliatti infatti metteva a confronto il riformismo di Dossetti, Fanfani e Vanoni con il conservatorismo dei governi De Gasperi.. Infatti, secondo il segretario del Pci, il leader trentino pur essendo innegabilmente antifascista  si era allontanato dal popolarismo e aveva cercato compromessi e contatti con il corporativismo. 
Il giudizio critico verso De Gasperi emerse anche dopo  il 19 agosto 1954, quando De Gasperi morì a Sella di Valsugana, Togliatti si trovava in vacanza a Cogne e venne avvisato della morte del politico trentino da un giovane giornalista dell’ “Unità” torinese Paolo Spriano. Le prime reazioni di Togliatti all’evento emergono in una lettera scritta al vicepresidente Edoardo D’Onofrio dove spiega la sua scelta di non andare ai funerali di De Gasperi e incarica lui e Scoccimaro con altri del ‘partito di andarci come rappresentanza. In questa lettera, il segretario usa toni molto duri verso il leader trentino, sottolineando la sua mancanza di umanità in occasione dei fatti del luglio 1948 verso i lavoratori. 
In un articolo sull’organo di partito l’ “Unità” il giorno successivo, Togliatti descrive con distacco la morte di De Gasperi, ma ricordò anche il rapporto avuto con De Gasperi nella fase dei governi unità nazionale e del governo tripartito, prima della rottura del 1947 quando c’era stata una collaborazione tra lui e De Gasperi.
Con questo articolo Togliatti intendeva non solo ricordare la fase di dialogo con De Gasperi, ma invitare i suoi successori e tutta la classe dirigente democristiana a ripristinare delle forme di collaborazione tra i due partiti. Nello stesso articolo rimandava il giudizio sull’opera di De Gasperi ad occasioni successive. 
Questa posizione pubblica di Togliatti venne fortemente criticata da molti militanti che giudicavano i toni di Togliatti troppo cavallereschi verso colui che rimaneva un nemico della classe operaia. Fu Togliatti stesso a chiarire nelle prime righedell’articolo la logica della costruzione del nemico  nel contesto della Guerra fredda. Le parole di Togliatti erano rivolte contro la propaganda della Dc, ma  erano anche applicabile al modo in cui la propaganda del Pci descriveva lo statista trentino. 
Il giudizio politico e storico di Togliatti su De Gasperi e il centrismo, emerse in modo più evidente l’anno successivo quando scrisse un lungo saggio apparso su più numeri di Rinascita. Nella prima parte di questo saggio, Togliatti esaminò le politiche economiche portate avanti dai governi De Gasperi dal 1948 al 1953 che si limitavano “ a ridar vita all’economia italiana come era stata sotto il fascismo” senza molte modifiche. Secondo Togliatti quindi, De Gasperi era stato l’uomo della restaurazione capitalistica e si era piegato ai voleri della borghesia. Oltre a questo aspetto Togliatti analizzava anche come De Gasperi negli anni Trenta era disposto ad avallare un compromesso tra mondo cattolico e fascismo. 
Nella parte successiva Togliatti pone la sua attenzione sugli aspetti politici del centrismo definendolo «Una democrazia che scivola verso la reazione». Egli prendeva in esame Le idee ricostruttive della Democrazia Cristiana, per far emergere come in questo documento De Gasperi avesse proposto idee  politicamente  e socialmente avanzate, per poi abbandonarle completamente durante il centrismo. Il segretario del Pci riteneva che  De Gasperi avesse avviato da un lato una metodica “restaurazione capitalistica” che portò alla fine dell’unità antifascista e dall’altro mostrò l’indifferenza vero i lavori della costituente, incidendo poi negli anni successivi sui ritardi dell’attuazione della costituzione.
Nella parte conclusiva di questo saggio, Togliatti cercava di inquadrare l’azione di De Gasperi nel contesto storico del cattolicesimo italiano fra Ottocento e Novecento e delle diverse strategie della Santa Sede  per influire sulla politica italiana. In particolare, si dilungò sui rapporti tra chiesa e fascismo e su come De Gasperi fosse stato l’esecutore delle scelte di Pio XII sulla politica interna ed estera sia nella scelta dell’anticomunismo nel 1948 sia nella scelta atlantica.  Quindi più che uno statista autonomo secondo Togliatti era un uomo docile strumento nella mani di forze più grandi di lui. 
Alcuni anni dopo un esponente importante del Pci come Pietro Ingrao ammise che già all’epoca era rimasto perplesso sulle affermazione e idee di Togliatti espresse in quel suo articolo su De Gasperi e il centrismo. 
La lettura di Togliatti è molto limitata però influenzerà per molto tempo la storiografia su De Gasperi e sul centrismo e quindi anche sulla prima generazione democristiana. Con queste critiche Togliatti voleva far emergere la debolezza della formula centrista dopo il 7 giugno del 1953, e la sua intenzione di continuare a battere ogni tentativo di blindatura centrista dimostrando i limiti strutturali della formula. In questa fase Togliatti temeva ancora che la situazione italiana potesse portare un’involuzione autoritaria e clericale, per questo chiedeva alla nuova generazione della sinistra democristiana, di insistere all’interno del partito e di voltare pagina rispetto agli anni di contrapposizione dura tra la Democrazia Cristiana e i social comunisti degli anni del centrismo. 

Francesco Sunil Sbalchiero

Fonti:
P. Scoppola, La repubblica dei partiti. Evoluzione e crisi di un sistema politico 1945-1996, Il Mulino, Bologna,  1997.
G. Fiocco, Togliatti. Il realismo della politica, Carocci, Roma, 2018
N. Antonetti, U. De Siervo, F. Malgeri, I cattolici democratici e la Costituzione,Robbettino, Soveria Mannelli, 2017
A. Agosti, Togliatti. Un uomo di frontiera, Utet, Torino, 2003
M. R. De Gasperi ( a cura di), De Gasperi scrive. Corrispondenza con capi distato, cardinali, uomini politici, giornalisti e diplomatici, Morcelliana, Brescia, 1974
P. Craveri, De Gasperi, Il Mulino, Bologna, 2006
P. Craveri, L’arte del non governo, Marsilio, Venezia , 2016

Pubblicato da Francesco Sunil Sbalchiero

Francesco Sunil Sbalchiero nato in Sri Lanka nel 1992 e vivo a Venezia. Mi sono laureato in triennale in storia all’Università Ca’ Foscari di Venezia con una tesi intitolata Le premesse del centro-sinistra in Italia e a Venezia(1949-1957) con il professore Giovanni Vian e i magistrale in scienze storiche all’Università degli studi di Torino con una tesi sul Presidente della Repubblica Luigi Einaudi con il professore Paolo Soddu. In passato ho fondato il blog Aggiornamenti Storici (2016), ho collaborato con il sito Historical Eye ed ora collaboro con il Centro studi Piero Gobetti di Torino e con altri istituti del Polo del 900. Mi occupo principalmente di storia dei partiti politici e di storia dell’Italia repubblicana.

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