Anthony Blunt, una spia sovietica a Buckingham Palace

Elisabetta II diventa ufficialmente regina il 2 giugno 1953, giorno della sua incoronazione nell’abbazia di Westminster. Sin dalla sua investitura,Elisabetta ha affrontato svariate e spiacevoli situazioni alla sua corte, in uno dei periodi più complicati degli ultimi settant’anni: dopo la Seconda Guerra Mondiale, con la conseguente Guerra Fredda tra blocco occidentale e sovietico, anche la Gran Bretagna si ritrova coinvolta nelle famigerate spy stories di quegli anni. La corte inglese, vicina politicamente agli Stati Uniti, verrà posta sotto stretta sorveglianza dai russi sin dagli anni ‘30: i venti di forte cambiamento in atto nel Regno Unito già in quegli anni necessitavano di estrema attenzione.

La Russia, abbracciata la causa rivoluzionaria bolscevica e uscita dal primo conflitto mondiale, tenta la diffusione di questi spiriti riformatori anche nel resto dell’Europa, Gran Bretagna compresa. Le idee marxiste e comuniste affascinano moltissimi giovani nella nazione di Sua Maestà, anche alcuni illustri studenti di Cambridge che, dagli anni Trenta, allacceranno stretti rapporti con l’Unione Sovietica, divenendo spie del KGB, la famigerata agenzia di sicurezza russa.
Tra questi giovani vi è il promettente Anthony Frederick Blunt. Nato nel 1907 a Bournemouth, Blunt nasce in una facoltosa famiglia legata alla dinastia reale: il padre, pastore anglicano, è anche cugino della Regina Madre Elisabetta, moglie di Giorgio VI. Anthony è già predestinato ad un brillante futuro non solo per il suo lignaggio: con il padre di stanza all’ambasciata inglese, fino all’adolescenza vivrà a Parigi, dove si appassionerà alla storia dell’arte, che diverrà sua disciplina di studio una volta al college. Iscrittosi alla facoltà di Lettere dell’Università di Cambridge, Blunt inizia un percorso accademico in cui cultura e politica iniziano ad intrecciarsi pericolosamente: ad inizio anni Trenta aderisce ai Cambridge Apostels, una società segreta di intellettuali che, in quegli specifici anni, vantava una direzione di stampo marxista. In questo circolo Blunt conosce altri ragazzi, le cui idee politiche erano avverse all’ormai consolidato fascismo italiano e all’emergente nazismo tedesco. Tra i suoi compagni di congrega spiccano i nomi di alcune figure con cui il futuro storico dell’arte condividerà moltissimi anni della sua esistenza. Dopo essere stato reclutato nel 1934 dagli agenti segreti sovietici, il laureato promuoverà l’adesione anche di altri studenti, tra cui Kim Philby, Guy Burgess, John Cairncross e Donald Duart Maclean con cui formerà i Cambridge Five, un gruppo di spionaggio direttamente affiliato al KGB russo; l’obiettivo primario delle spie era di passare importanti e sensibili informazioni circa la vita e la politica inglese, per permettere ai propri capi sovietici l’individuazione di quei punti deboli su cui andare a colpire l’Impero.

 

I cinque poterono agire indisturbati per molti anni, causa la diffusa convinzione che dei giovani britannici, così ben educati e istruiti nelle università migliori del paese, non potessero mai tradire la propria patria. E invece così avvenne. All’inizio della Seconda Guerra Mondiale Blunt e gli altri iniziarono anche una subdola collaborazione all’interno dell’intelligence britannica: Anthony entrato nell’MI5 passerà preziose informazioni ai sovietici, in particolare quelle relative al sistema ULTRA, adottato sin dal giugno 1941 dal Government Code and Cypher School (GC&CS) per decriptare i messaggi crittografati nazisti inviati via radio e via telescrivente. Finita la guerra l’attività di spionaggio per Blunt continuerà, affiancata dalla sua promettente carriera come storico dell’arte. Lo studioso era anche un abile collezionista: possedeva una nutrita collezione di dipinti di Nicolas Poussin, pittore francese del Seicento, onorato anche da Honoré de Balzac. Questa passione e questa dedizione verso l’arte italiana e francese, e l’incarico prima come lettore, poi come direttore presso il Courtauld Institute of Art di Londra lo rendono uno dei massimi esperti del settore in circolazione, risaltando anche agli occhi della famiglia reale. Con la morte di Giorgio VI e la salita al trono di Elisabetta si rende disponibile un posto a Buckingham Palace come Supervisor of Queen’s Pictures: le competenze di Blunt e la sua notevole esperienza in merito – e anche il suo lignaggio – gli permettono di aggiudicarsi il posto, entrando nelle grazie della sovrana che nel 1956 lo nominerà Cavaliere.

Le due guerre che hanno sconvolto il mondo

Alcuni dei componenti dei Cambridge Five proseguiranno la loro scalata al potere, acquisendo negli anni seguenti sempre più posizioni di spicco in entrambe le fazioni, mentre la vita di Blunt continua in questo limbo doppiogiochista, fino a quando non sarà smascherato definitivamente nel 1964. Da tempo molti sospetti ricadevano sullo storico dell’arte tanto che venne più volte interrogato dal 1951 al 1964, anno in cui la pressione risultò fatale. Contrariamente a quanto ci si aspetti, il governo inglese non optò per la rimozione di Blunt dai suoi incarichi ufficiali, bensì gli fu concessa l’immunità e il mantenimento del suo posto come curatore a Buckingham Palace e di direttore al Courtauld Institute of Art – attività che continuerà fino al 1974. La regina, informata della spia a palazzo, concordò con l’allora governo per evitare al parente e al paese uno spiacevole imbarazzo, anche internazionale; difatti l’opinione pubblica e la stampa rimasero all’oscuro per ben cinque anni di questa strana e curiosa spy story. Nel novembre 1979 la nuova Prima Ministra britannica Margaret Thatcher alla House of Commons rivelò alla nazione e al mondo intero della spia sovietica, rompendo l’accordo segreto siglato col precedente governo. Le reazioni alla sconcertante notizia furono immediate: la Regina stessa, pochi minuti dopo il discorso di Thatcher, fu costretta a revocare il cavalierato a Blunt che, nel giro di qualche giorno, perse anche titoli accademici, dottorati onorari ecc..
Il grande storico dell’arte era ridotto ormai ad una figura tapina; neanche il fatto di aver ispirato tanti nuovi giovani ad intraprendere la carriera umanistico-artistica lo salverà dalla gogna mediatica. Il “Russian nightmare”, così da lui definito, era ormai solo un brutto ricordo. Nel 1983 Blunt muore di infarto, a 75 anni, lasciando un cospicuo patrimonio relativo alla sua attività come storico dell’arte, ancora oggi apprezzato per la sua freschezza e semplicità con cui trasmetteva quella passione che lo ha coinvolto e alimentato sin dai giorni felici nell’amata Parigi.

Le sue memorie, depositate alla British Library nel 1984 e rese fruibili al pubblico solo nel 2009, raccontano la storia di un uomo fortemente tormentato per la sua scelta:

«What I did not realise is that I was so naïve politically that I was not justified in committing myself to any political action of this kind. The atmosphere in Cambridge was so intense, the enthusiasm for any anti-fascist activity was so great, that I made the biggest mistake of my life.»

Nel video qui riportato i nostri lettori possono ascoltare Blunt dove rivela per la prima volta in una intervista televisiva i suoi compiti come spia sovietica.

Simona Amadori

Fonti:

Thom Burnett, Conspiracy encyclopedia : the Encyclopedia of Conspiracy Theories, Collins & Brown, London, 2006
Miranda Carter, Anthony Blunt : His Lives, Bello, London, 2017
Barrie Penrose, Simon Freeman, Conspiracy of silence: the Secret Life of Anthony Blunt, Grafton Books, London, 1986
Andrew Pierce and Stephen Adams, Anthony Blunt: Confessions of Spy who passed Secrets to Russia during the war, 22/07/2009 reperibile all’URL https://www.telegraph.co.uk/news/uknews/5889879/Anthony-Blunt-confessions-of-spy-who-passed-secrets-to-Russia-during-the-war.html (consultato il 11/06/2020)

Pubblicato da Simona Amadori

Laureata magistrale in in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Torino ama da sempre ogni aspetto culturale, sociale, politico, ma soprattutto storico degli eventi di ogni giorno.

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