Storia delle elezioni USA: dal 1796 al 1828

Storia elezioni USA

La storia delle elezioni USA è lunga e interessante. Quelle che si svolgeranno nel prossimo novembre saranno infatti le cinquantanovesime elezioni per la scelta del presidente degli Stati Uniti (POTUS). Nel tempo molte cose sono cambiate, dalle leggi elettorali ai partiti, ci sono state sorprese, colpi di scena, ma anche risultati scontati e preannunciati. In questo e altri futuri articoli si cercherà di tracciare una storia delle elezioni per comprendere meglio quest’evento che, a causa della grande potenza militare, economica e politica degli Stati Uniti, riguarda in realtà tutto il mondo.

In questo primo articolo vedremo le elezioni dal 1796 al 1828. In tale periodo ci sono stati diversi cambiamenti a partire dagli stati coinvolti che aumentarono sempre di più, segno dell’espansione degli USA, sulla quale però non ci soffermeremo. In generale però si può dire che, come avviene anche attualmente, il presidente veniva eletto da quelli che oggi chiamiamo grandi elettori che rappresentano i singoli stati. Diverso fu però il meccanismo di scelta di questi elettori: alcuni stati prevedevano una qualche forma di voto popolare mentre in altri la scelta era fatta dal parlamento statale. Inoltre anche la percentuale dei votanti era piuttosto bassa, non solo sul totale della popolazione (su tutti donne e schiavi non potevano votare), ma anche rapportati al numero degli aventi diritto. Solo nel 1828 percentuale dei votanti si avvicinò al 60%, nelle altre elezioni l’affluenza fu sempre meno della metà degli aventi diritto.

Storia delle elezioni USA: 1796 e 1800, Adams vs Jefferson

Storia elezioni USA
Jhon Adams

Benché le primissime elezioni si tennero formalmente nel 1788, inizieremo questa storia dal 1796 anno in cui effettivamente due candidati di fazioni diverse si giocarono la presidenza: infatti sia nel 1788, sia nell’edizione di quattro anni dopo, l’unico candidato fu George Washington, e semmai i voti dei grandi elettori servirono per decidere il vice-presidente. Infatti secondo il meccanismo elettorale, che fu in vigore fino all’emanazione del dodicesimo emendamento nel 1804, i grandi elettori potevano esprimere due preferenze e i primi due risultavano eletti rispettivamente presidente e vice-presidenti. Sia nell’88 che nel ‘92 il vicepresidente fu John Adams. Quando nel 1796 Washington rifiutò il terzo mandato, i maggiori partiti scelsero un candidato: il candidato naturale del partito federalista fu proprio il vicepresidente uscente John Adams, mentre i democratico-repubblicani candidarono Thomas Jefferson, che proprio vent’anni prima scrisse la dichiarazione di indipendenza. Naturalmente i due partiti avevano altri candidati minori, proprio per tentare l’accoppiata presidente e vicepresidente.

La campagna elettorale fu feroce: Jefferson fu attaccato sulla stampa federalista per il suo essere filofrancese e ateo. Addirittura, in un giornale di filadelfia, vennero pubblicati vari articoli, firmati con lo pseudonimo Phocion dietro cui si nascondeva Alexander Hamilton, che lo accusavano di aver avuto una storia con una schiava e di atti di codardia durante la guerra d’indipendenza. Dall’altra parte, anche Adams fu attaccato duramente e accusato di essere monarchico e filoinglese. Si arrivò così al voto, dal 2 al 13 novembre. I grandi elettori sarebbero stati scelti con una qualche forma di voto popolare in nove stati su sedici, mentre negli altri sarebbero stati scelti dal parlamento. Gli Stati erano Connecticut, Delaware, Georgia, Kentucky, Maryland, Massachusetts, New Hampshire, New Jersey, New York, North Carolina, Pennsylvania, Rhode Island, South Carolina, Tennessee, Vermont e Virginia. In generale si creò una spaccatura tra gli stati del nord  e del sud: i primi a favore di Adams e i secondi favorevoli a Jefferson. Il 7 dicembre 1796 si riunì il collegio dei grandi elettori. Alcuni di questi non diedero il loro voto al candidato principale del proprio partito, tuttavia queste defezioni più o meno si compensarono e così Adams, che già aveva una maggiornaza teorica, fu eletto presidente con 71 voti contro i 68 di Jefferson.

Una volta eletto Adams dovette affrontare fin quasi da subito una crisi diplomatica con la Francia rivoluzionaria, che accusava gli USA di appoggiare la Gran Bretagna. A causa di questa crisi scoppiò la cosiddetta “quasi guerra”: la Francia cominciò a commettere azioni piratesche contro i mercantili USA. A causa di queste aggressioni, gli Stati Uniti dovettero costituire la Marina. Ulteriore conseguenza fu la nascita di un sentimento antifrancese e alla limitazione di alcune libertà. Adams fu aspramente criticato da Jefferson. La quasi guerra si concluse nel 1800 anno delle elezioni. Ancora una volta i candidati furono Jefferson e Adams e ancora una volte le accuse in campagna elettorale  furono pesanti da entrambi gli schieramenti.

Storia elezioni USA
Thomas Jefferson

Ancora una volta il Paese si spaccò con il nord a favore di Adams e il sud a favore di Jefferson, che però riuscì a conquistare New York che con i suoi 12 grandi elettori rese praticamente certa la vittoria dei Democratico-Repubblicani. Tuttavia Jefferson rischiò di non diventare presidente a causa del sistema di doppio voto. I grandi elettori democratico-repubblicani avevano deciso da dare il doppio voto al ticket Jefferson-Burr con uno di loro che si sarebbe astenuto dal votare Aaron Burr, consentendo così a Jefferson di aver un voto in più. Qualcosa però non funzionò e tutti i grandi elettori diedero il loro doppio voto, così sia Jefferson che Burr ottennero 73 voti. Per decidere chi dovesse diventare presidente e chi vice si rese necessario il voto della Camera dei Rappresentanti: i delegati di ogni stato avrebbero votato per uno dei due e chi avesse vinto la maggioranza assoluta degli stati, fissata a nove, sarebbe diventato presidente. Ci volle circa una settimana e ben 36 turni di votazioni, ma alla fine il 17 febbraio 1801 la Camera dei Rappresentati elesse Jefferson presidente.

Storia delle elezioni USA: dal 1804 al 1820

Nel 1804 gli stati che esprimevano grandi elettori divennero 17 con l’aggiunta dell’Ohio. Inoltre entrò in vigore il dodicesimo emendamento che eliminò il doppio voto dei grandi elettori.
Gli elettori avrebbero infatti votato separatamente per il presidente e per il vicepresidente. Per essere eletti presidenti c’era bisogno della maggioranza assoluta dei grandi elettori, in caso contrario l’elezione sarebbe passata ai membri della Camera dei Rappresentanti che potranno scegliere tra i due o tre candidati che hanno ottenuto la maggioranza dei voti. Questo scenario non si presentò nelle elezioni di quell’anno, che videro opporsi il presidente uscente Thomas Jefferson e Charles Pinckney, eroe della guerra d’Indipendenza e già candidato nel 1796 per il partito federalista insieme ad Adams.

La buona situazione economica e soprattutto l’acquisto della Louisiana avevano reso Jefferson molto popolare e la sua vittoria fu schiacciante: conquistò 15 dei 17 stati per un totale di 162 grandi elettori sui 176.

Storia elezioni USA - Madison
James Madison

Per il 1808 Jefferson non si ricandidò e il partito Democratico-Repubblicano scelse James Madison come nuovo candidato, mentre i federalisti ci riprovarono con Pinckney. La situazione era diversa da quattro anni prima: a causa delle guerre napoleoniche ci fu l‘embargo act del 1807, cioè il divieto di esportazione verso l’estero, dapprima totale poi solo verso Francia e Gran Bretagna. L’embargo aveva causato danni ingenti al commercio. Questo fece riguadagnare ai federalisti alcuni stati del nord, ma i numeri furono comunque lontani da quelli del 1796 e del 1800. James Madison vinse dodici stati su diciassette conquistando 122 grandi elettori.

Molto particolari furono le elezioni del 1812.  Gli stati votanti divennero 18 con l’aggiunta della Louisiana che decideva i propri grandi elettori attraverso il parlamento. Ma soprattutto furono le prime elzioni con in corso una guerra su territorio statunitense: in quell’anno era scoppiata la guerra contro la Gran Bretagna, conosciuta infatti come guerra del 1812, alla quale però si oppose una parte del partito democratico-repubblicano rappresentata da DeWitt Clinton che si candidò contro Madison. I federalisti decisero di non presentare alcun candidato e di dare il proprio endorsement a Clinton.

Madison riuscì comunque a essere rieletto conquistando 12 stati e 128 grandi elettori.
La guerra si concluse nel 1815 con un ritorno allo status quo pre-bellico. La pace fu comunque ben accolta presso la popolazione. Il presidente Madison inoltre istituì la banca Nazionale e altre misure che piacquero anche ai federalisti. Tutto ciò spianò la strada al suo successore James Monroe che sconfisse senza troppi problemi il candidato federalista Rufus King, senatore di New York. In queste elezioni entrò anche l’Indiana, portando a 19 gli stati che esprimevano grandi elettori. Monroe ne conquistò 16 per un totale di 183 grandi elettori contro 34 di King.

Per il partito federalista fu la fine: nel 1820 non candidato o nessuno lasciando Monroe come unico candidato. Intanto cinque nuovi stati erano entrati a far parte degli USA: Alabama, Nord Carolina, Sud Carolina, Maine e Missouri, questi ultimi due in seguito al cosiddetto compromesso del Missouri, frutto del conflitto tra schiavisti e anti-schiavisti. Così le elezioni del 1820 furono una pura formalità e Monroe venne rieletto senza opposizioni.

Storia delle elezioni USA: 1824 e 1828

Con il 1820 l’unico partito rimasto fu quello Democratico-Repubblicano che però era diviso in varie correnti che nel 1824 si diedero battaglia. Se infatti nel ’20 c’era il solo Monroe a correre per la presidenza, nelle elezioni successive i candidati principali furono ben quattro, tutti del Partito Democratico-Repjubblicano: John Quincy Adams, figlio del secondo POTUS, Andrew Jackson, William Crawford ed Henry Clay. Andrew Jackson ottenne la maggioranza del voto popolare, anche se, come in tutte le precedenti elezioni, diversi stati eleggevano i grandi elettori tramite il parlamento statale, e dei grandi elettori. Tuttavia questa maggioranza era relativa e non assoluta: infatti Jackson ottenne 99 voti contro gli 88 di John Quincy Adams, i 41 di Crawford e i 37 di Clay. Come stabilito dal dodicesimo emendamento a decidere il presidente sarebbe stata la Camera dei Rappresentanti (come già accadde nel 1800) che dovette scegliere tra Jackson, Adams e Crawford. Il meccanismo di questo ballottaggio fu piuttosto complesso. I delegati di ogni stato si ritovavavano tra loro e dovevano votavare uno dei tre candidati; quello con più preferenze otteneva il voto dello stato. Per essere eletto presidente un candidato doveva ottenere la maggioranza assoluta degli stati. I ballottaggi si tennero tra febbraio e l’inizio di marzo del 1825 e ci vollero ben 36 turni per decidere il presidente: alla fine a prevalere fu John Quincy Adams. Jackson divenne così il primo candidato della storia a vincere il voto popolare ma perdere le elezioni.

La presidenza di Adams fu caratterizzata dalla cosiddetta dottrina Monroe, già teorizzata dallo stesso Adams e da altri nel 1823, ovvero la non accettazione dell’interferenza europea negli affari del continente americano. Altro punto cardine della sua presidenza fu una politica economica che cercava l’autosufficienza, il cosiddetto American System.

Storia elezioni USA
Andrew Jackson

Dal punto di vista strettamente politico si ebbe la spaccatura vera e propria del Partito Democratico-Repubblicano: da una parte, guidato da Jefferson, si formò il Partito Democratico, che è quello attuale benché all’epoca avesse ideologie differenti da oggi, dall’altra il National Republican Party, guidato da Adams, che invece non è il partito repubblicano attuale, benché ne sia uno dei progenitori. In realtà nelle elezioni del 1828 il NRP fu chiamato il partito di Adams o degli anti-Jacksoniani e questo fa anche capire la centralità di Jackson nella vita politica americana. La campagna elettorale del ’28 è considerata come la prima campagna elettorale moderna, in quanto diede il via ad alcune pratiche ancora oggi utilizzate. Ci fu per esempio un ampio uso dei manifesti elettorali, e altre forme di propaganda che sarebbero divenute tradizionali come il baciare i bambini da parte dei candidati. Inoltre in tutti gli stati la scelta del presidente, o meglio dei grandi elettori, avvenne con il voto popolare a eccezione del Delaware e del South Carolina dove ancora I grandi elettori venivano scelti dal parlamento. Le elezioni furono un trionfo per Jackson che ottenne 15 dei 24 stati e 178 grandi elettori contro gli 88 del rivale. Gli stati vinti da Adams furono tutti al nord, in particolare quelli a tradizione federalista. Così Jackson divenne presidente. La sua amministrazione favorì una democratizzazione dell’amministrazione pubblica aumentando il diritto di voto e le cariche elettive. Inoltre favorì la formazione di alcuni gruppi sindacali. Del resto Jackson era un uomo di frontiera, un pioniere del Tennessee per questo molto apprezzato dal popolo e disprezzato dagli aristocratici.  Tuttavia la sua presidenza ebbe anche lati negativi come l’Indian Removal Act del 1830, che provocò l’allontanamento di varie tribù di nativi americani dalle loro terre.

Per approfondire

Per tutti i siti, l’ultima visita è del 14/07/2020.
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