Gli asiatici-africani: la storia dimenticata dei Siddi

La minoranza Siddi (anche chiamata con gli appellativi Sidi o Sheedi) in Pakistan ed India, è direttamente discendente di alcuni abitanti dell’Africa orientale, principalmente della regione dei Grandi Laghi, trasportati come schiavi dai mercanti arabi e omani, tra l’VII e il XIX secolo, attraverso la famosa tratta dell’Oceano Indiano. Non esiste una cifra affidabile per quanto riguarda le dimensioni della popolazione della comunità e le stime variano considerevolmente da 50.000 membri a poco meno di 1 milione, secondo la Young Sheedi Welfare Organization (YSWO).

 

LA STORIA

Bisogna considerare che lo stato del Pakistan detiene una popolazione estremamente multietnica e per questo una grande comunità di discendenti africani, che potrebbero ingannare le stime di tale minoranza. La maggior parte dei siddi dimorano nel sud del Pakistan, precisamente nella parte bassa della regione del Sindh, mentre meno del 20% risiedono a Karachi e circa 30% nel Baluchistan. L’islam è la religione principale di tale minoranza, che segue in maggioranza la via del sufismo, con alcune eccezioni di membri cristiani ed induisti. La loro antica storia potrebbe derivare da Hazrat Bilal, uno schiavo etiope che, grazie all’aiuto di Abu Bakr, primo califfo islamico, fu liberato e successivamente nominato il primo muezzin dell’Islam.
 
Si pensa infatti che i primi Siddi siano arrivati in India dal porto di Bharuch proprio tra il 628 e il 630 d.C. Diversi altri si stabilirono in queste zone con la prima conquista islamica del subcontinente nel 712 d.C. Alcuni siddi sfuggirono alla schiavitù per fondare delle proprie comunità nelle aree boschive, mentre altri stabilirono dei piccoli principati sull’isola di Janjira e all’interno dello stato di Jafarabad a Kathiawar già nel XII secolo. Nel periodo del Sultanato di Delhi, ovvero prima dell’ascesa dei Moghul in India, divenne celebre la figura di Jamal-ud-Din Yaqut, un ex schiavo diventato un nobile siddi, stretto confidente e collaboratore di Razia Sultana (Raziya al-Din), che regnò tra il 1236 e il 1240 d.C.
 
Non furono rari i casi di minoranze siddi che riuscirono a scalare posizioni all’interno della rigida e piramidale società indo-pakistana, come ad esempio Malik Ambar, il quale riuscì a creare una forza armata di quasi 2000 uomini e a diventare primo ministro del sultanato di Ahmadnagar, nella regione di Decca. Tuttavia, salvo rare eccezioni, da quando tale minoranza ha iniziato a formarsi nel subcontinente indiano, ha costantemente subito persecuzioni, prima da parte dei vari imperi indiani e poi sotto il dominio coloniale britannico, sembrerebbe proprio a causa del loro colore di pelle molto scura, estremamente diverso da quello degli abitanti del luogo. Poco o nulla è cambiato da quando il Pakistan divenne indipendente nel 1947: a causa dei vincoli sociali dettati dall’appartenenza alla casta, in cui il colore della pelle è ancora un elemento di esclusione e discriminazione sociale, i siddi continuano a essere stigmatizzati a causa della loro antica provenienza africana. Un’assurdità, basti pensare che i membri della minoranza non hanno ad oggi più alcun contatto diretto con l’Africa, ma ne mantengono solo alcuni tratti fisici e culturali. Essi, ad esempio, utilizzano un tamburo, il mugarmane ballano la leva, entrambi ritenuti originari dell’Africa orientale. Gli anziani utilizzano ancora alcune parole delle lingue africane parlate dai loro antenati e per questi aspetti essi sono continuamente attaccati e ad oggi a rischio di estinzione.
 
Siddis India
Fonti: dnaindia.com


L’ATTUALITÀ

I siddi, ad oggi, vivono ancora nelle stesse aree geografiche in cui i loro antenati furono deportati come schiavi: il loro status e le loro prospettive economiche hanno subito pochi cambiamenti rispetto al periodo precedente alla loro emancipazione e la maggior parte lavora ancora come bracciante agricolo per signori feudali di alta casta. Essi subiscono discriminazioni specialmente in ambito lavorativo e matrimoniale, dove l’unico altro gruppo sociale autorizzato a sposarsi con membri della comunità siddi è il clan a cui appartengono i pescatori di bassa casta. Le donne siddi risultano ad oggi sottopagate dai loro datori di lavoro e subiscono oltre alle consuete discriminazioni, anche soprusi di carattere sessuale. Tuttavia, negli ultimi anni è avvenuta una maggiore mobilitazione tra la comunità, inclusa la formazione di organizzazioni come la Young Sheedi Welfare Organization (YSWO), basate sulle richieste di accesso all’istruzione, alla salute e ai mezzi di sussistenza per tutti i siddi pakistani, oltre che lottando contro la discriminazione etnica e razziale attraverso la diffusione fisica e online della propria cultura e delle proprie tradizioni.

 

 
Fonti:

 

Minority Rights Group International, “World Directory of Minorities and Indigenous Peoples – Pakistan: Sheedis”, in Refworld.org,  2018, https://www.refworld.org/docid/5ba0aee17.html (24/03/2020)

Josef W. Meri, Medieval Islamic Civilization: An Encyclopedia, London, Routledge, 2005

Ufuk Necat Tasci, “Malik Ambar: The Ethiopian slave who became a kingmaker in India”, in Trtworld.com, 2020, https://www.trtworld.com/magazine/malik-ambar-the-ethiopian-slave-who-became-a-kingmaker-in-india-33181 (24/03/2020)

Shanti Sadiq Ali, The African Dispersal in the Deccan: From Medieval to Modern Times, New Delhi, Orient Longman, 1996

 Naya Daur Tv, Leva Dance”, in Youtube.com, 2018, https://www.youtube.com/watch?v=2SE55uFJTME (29/03/2020)

Am J. Hum Genet, “Indian Siddis: African Descendants with Indian Admixture”, in Ncbi.nlm.nih.gov, 2011, https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3135801/ (24/03/2020)

 Shadi Khan Saif, “Sheedis – The lost African tribe in Pakistan”, in Fairplanet.org, 2020, https://www.fairplanet.org/story/sheedis-the-lost-african-tribe-in-pakistan/ (25/03/2020)

The Sidi Project, “The african diaspora of the Indian Ocean”, in Thesidiproject.com, 2020, https://thesidiproject.com (29/03/2020)

Pubblicato da Redazione

Redazione del portale online di: - Riscrivere la Storia: www.riscriverelastoria.com - Fact Checking History: www.factcheckinghistory.com - Endangered Peoples: www.endangeredpeoples.com

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