La discriminazione razziale. I primi tra gli ultimi: la scuola

Nonostante il tema della segregazione negli Stati Uniti sia stato approfonditamente studiato e conosciuto solitamente sono noti ai più gli aspetti più generici e famosi (quali l’eliminazione della schiavitù, il discorso I have a dream di Marther Luther King, la vicenda di Rosa Parks, il movimento delle Pantere nere). Nell’articolo che seguirà verrà analizzata la storia della segregazione nella vita quotidiana, affrontando un tema specifico e andando a creare un parallelismo tra un’opera letteraria o cinematografica e una vicenda storica realmente accaduta. L’articolo è suddiviso in tre parti, che affrontano rispettivamente i temi della giustizia, della discriminazione quotidiana (specificatamente nel mondo femminile) e dell’istruzione.

Strong people do not need strong leaders. – Ella Baker 

3 – LA SCUOLA

I Peanuts

Vignetta dei Peanuts , 31 luglio 1968, Linus conosce Franklin
Il 31 luglio 1968, nella striscia dei Peanuts del giorno apparve per la prima volta Franklin Armstrong, inedito personaggio afroamericano della serie disegnata da Charles Schulz. Il fumetto racconta l’incontro tra Charlie Brown e Franklin, quando quest’ultimo spiega che suo padre è un soldato in Vietnam e Charlie Brown risponde che il suo è un barbiere, attraverso un dialogo semplice, fanciullesco, naturale.

La prima striscia dei Peanuts era uscita il 2 ottobre del 1950 ed erano stati necessari quindi diciotto anni perché Schulz introducesse il primo personaggio nero. L’anno non era uno qualunque: il 1968 fu uno dei più movimentati della storia americana, tra le proteste contro la guerra in Vietnam e le battaglie per i diritti civili che portarono, il 4 aprile, all’assassinio dell’influente predicatore Martin Luther King. Pochi giorni dopo, il 15 aprile, Harriet Glickman, una maestra di Los Angeles, scrisse una lettera a Schulz per chiedergli di introdurre un personaggio nero nella striscia: era un modo per cambiare e rendere più naturale la vita tra bianchi e neri insieme. Glickman si diceva consapevole dell’indignazione che ne sarebbe seguita, ma ricordava che Schulz avesse «una statura e una reputazione che può affrontare molte cose». Essa scrisse: “Dalla morte di Martin Luther King, mi sono chiesta che cosa posso fare per aiutare a cambiare quelle condizioni nella nostra società che hanno portato all’assassinio e che contribuiscono al vasto mare di incomprensioni, odio, paura e violenza”. La corrispondenza tra i due continuò, con il fumettista che esprimeva scetticismo e la donna che riportava le posizioni favorevoli dei suoi amici neri. Uno di loro, Kenneth C. Kelly, gli scrisse personalmente dicendo che in questo modo anche i suoi figli si sarebbero sentiti rappresentati; avrebbe inoltre dato l’idea che l’amicizia tra bianchi e neri fosse qualcosa di naturale. Alla fine Schulz si convinse e tre mesi dopo Franklin fece la sua prima apparizione; Schulz informò la Glinkman di controllare il suo giornale: c’era una striscia dei Peanuts in cui Linus incontra un suo nuovo studente di scuola di pelle nera, Franklin Armstrong. “Sono felice di conoscerti” dice Linus al suo nuovo compagno. Nessuna scena da operetta, solo una normale amicizia tra due bambini che sfocia nella richiesta di Linus di invitare Franklin a dormire da lui un giorno per continuare la conversazione. L’arrivo di Franklin creò, come previsto, numerose polemiche: molti giornali minacciarono di non pubblicare più la striscia, il direttore di un giornale del sud degli Stati Uniti scrisse a Schulz chiedendogli di non mostrare i bambini nella stessa scuola. Il fumettista finì a colloquio con il presidente della società di distribuzione del fumetto, che era preoccupato di questo nuovo personaggio che avrebbe potuto influenzare la popolarità dell’autore.
Racconta Schulz: «Ricordo di aver raccontato di Franklin a Larry. Ne abbiamo parlato a lungo al telefono, voleva che lo cambiassi. Mi sono seduto e ho detto: “Bene, Larry, mettiamola così: o si stampa come lo disegno io, o me ne vado. Che ne dici?”»

Infine Franklin divenne un personaggio dei Peanuts a tutti gli effetti e – nonostante le proteste – a scuola si sedette di fronte a Peppermint Patty, mentre giocava come centrale nella squadra di baseball.

Una piccola rivoluzionaria

 Ruby Bridges esce da scuola, foto del 1960
A New Orleans nel 1960 scoppia uno scandalo: una bimba afroamericana di 6 anni, Ruby Bridges, si reca al suo primo giorno di scuola accompagnata in classe da quattro poliziotti armati. Completa il percorso da casa alla scuola tra due ali di folla, passando in mezzo a persone che le urlano addosso e tentano di colpirla. Quando entra in aula è l’unica presente: gli altri alunni erano stati ritirati dai genitori e gli insegnanti si erano rifiutati di fare lezione minacciando il licenziamento se avessero dovuto entrare in contatto con la bambina.  Tutti tranne una, Barbara Henry, l’unica che continua ad insegnare e che rimane la sua sola maestra. Per un anno la piccola è costretta a portarsi il cibo da casa per evitare tentativi di avvelenamento. La sua famiglia subì ritorsioni: il padre fu licenziato, alla madre venne proibito fare la spesa nel negozio di alimentari vicino casa e i nonni subirono l’espropriazione della terra che coltivavano come mezzadri. Ruby Bridges era la prima nera ad entrare in una scuola fino ad allora riservata ai bianchi. Un uomo della scorta, intervistato, ricorda la forza e la dignità con cui Ruby affrontava gli insulti che le venivano gridati all’uscita di scuola. Talvolta la folla le lanciava contro anche oggetti.

Grazie a questo avvenimento molti altri afroamericani trovarono la forza d’iniziare a frequentare le scuole l’anno successivo. In seconda elementare, la piccola Ruby non era più sola in classe: aveva dato vita, a soli sette anni, a una vera e propria rivoluzione.

L’istruzione pubblica


I casi di studenti afroamericani respinti o ostracizzati da scuole prevalentemente “bianche” furono molteplici negli Stati Uniti. Il caso giudiziario che più è rimasto impresso nella storia e che ha contribuito a creare un precedente importante è stato quello denominato Brown et Al. c/ Board of Education of Topeka et Al. è una sentenza della Corte suprema degli Stati Uniti, pubblicata il 17 maggio 1954, nella quale viene dichiarata incostituzionale la segregazione razziale nelle scuole pubbliche. In seguito alla guerra di secessione i neri appena liberati, forzatamente analfabeti, avevano un disperato desiderio di istruzione. Perciò i politici neri riuscirono a far approvare leggi che crearono un sistema scolastico finanziato dallo stato e destinato a tutti, contribuendo anche all’approvazione delle prime leggi sull’istruzione obbligatoria.

I bambini del sud, bianchi o neri che fossero, furono obbligati ad andare a scuola come quelli del nord. Appena cinque anni dopo l’inizio della ricostruzione, tutti gli stati del sud avevano inserito nelle loro costituzioni il diritto all’istruzione pubblica per tutti i bambini. In alcuni stati, come la Louisiana e la South Carolina, per un breve periodo un piccolo numero di bambini bianchi e neri andò a scuola insieme.

Fonti:

https://bottegadinazareth.com/2018/07/31/la-prima-apparizione-di-franklin-armstrong-in-peanuts-il-valore-sociale-ed-inclusivo-di-un-fumetto/
https://lafinestradellaletteratura.myblog.it/2016/10/foto-che-ha-fatto-storia/
http://www.ildiretto.com/2016/09/08/ruby-bridges-la-piccola-rivoluzionaria/

Benussi S., Le donne afroamericane negli Stati Uniti,

3 pensieri riguardo “La discriminazione razziale. I primi tra gli ultimi: la scuola

  1. Veramente non sembrano passati 70 anni, i tuoi post sono di grande interesse! domani le scuole per alcuni riaprono anche se è pandemia, anche da noi monta un razzismo che ora vuol collegarsi anche al virus come aumento di infettività mentre all’aperto di mascherine indossate ne vedo troppo poche. Posso condividere questo post nel mio modesto blog?

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