Jane Dieulafoy, l’archeologa travestita da uomo

Rigettare gli stereotipi: non è solo una prassi contemporanea. Molti personaggi storici hanno tentato nella loro vita di spazzare via ogni convenzione stereotipata e, tra questi, chi meglio è riuscita in questo intento è Jane Dieulafoy. Una vita fuori dal comune quella dell’archeologa francese appassionata del Vicino Oriente, la cui intera esistenza è costellata oltre che da successi nella disciplina, anche da trasgressioni che, una donna della sua epoca raramente poteva permettersi.

Tempo di lettura: 5 minuti

Gli inizi e la passione per l’archeologia

Jane Henriette Magre nasce nella splendida cittadina francese di Tolosa, il 29 Giugno 1851 da una ricca famiglia mercantile. Il suo status borghese le concede i migliori studi dell’epoca e grazie al suo particolare interesse per le lingue diventa una vera poliglotta: inglese, spagnolo, italiano e portoghese, ma anche latino e greco. Jane è una ragazza bizzarra per la società di metà Ottocento, un vero e proprio spirito libero che non necessita dell’approvazione di chi la circonda; prende autonomamente le sue scelte ed è padrona del suo destino.

A neanche vent’anni l’intellettuale incontra Marcel Dieulafoy, ingegnere specializzato in ferrovie e futuro archeologo. Marcel, anche lui  appartenente alla borghesia di Tolosa, è più grande di lei di qualche anno, ha già visitato l’estero più volte, soprattutto l’Algeria, colonia francese africana ed è un animo impetuoso, proprio come lei; soprattutto questo aspetto incuriosisce Jane già dal loro primo incontro nel 1869; alla fine la giovane tombera amoreuse. L’11 maggio 1870 i due si sposano, ma Jane pone una precisa condizione alla loro unione: il matrimonio deve essere completamente paritario. E così lo sarà, sin dal principio.

Jane Dieulafoy Military

Pochi mesi dopo lo sposalizio, nel luglio dello stesso anno, la Francia entra in guerra con la Prussia e Marcel si arruola come capo ingegnere bellico. Jane non è assolutamente disposta a lasciarlo partire, la paura di perderlo nel conflitto è troppo grande. Posto di istanza a Nevers, Marcel parte per il fronte, ma non sarà solo: Jane risponde al richiamo della “donna guerriera” di cui aveva tanto letto nei suoi studi classici e travestita da uomo, si arruola nella stessa compagnia del marito. Nel conflitto si distingue per la precisione e la compostezza con cui affronta il nemico, tanto che sarà lodata anche dal Generale Barrail, in visita al loro accampamento. La sua tenacia e la sua spigliatezza durante la guerra le varranno la croce della Legione d’Onore, che riceverà in seguito al conflitto.Nonostante la schiacciante vittoria della Prussia, Marcel e Jane potevano dirsi “soddisfatti” del loro contributo e, firmati i trattati di pace, tutti i soldati francesi tornarono alle loro abitazioni, compresi i Dieulafoy. A Tolosa vissero qualche anno in una apparente stasi familiare che venne scossa definitivamente nel 1874 quando i due, stanchi della monotona vita che conducevano, prendono una delle migliori scelte della loro vita: viaggiare e scoprire tutto quello che c’era da vedere nel mondo.Jane intanto continua con la sua passione per gli abiti maschili e già a Tolosa si inizia a definire quello sperimentalismo per il travestitismo che si consoliderà definitivamente durante i frequenti viaggi all’estero insieme al marito: ogni anno i due abbandonano Tolosa per mesi vagando per l’Europa e l’Africa.

Il viaggio in Persia

I numerosi incontri con Eugène Viollet-le-Duc, architetto di Napoleone III, consentono a Marcel di inserirsi nella Commissione per i Monumenti storici dell’Imperatore. Inoltre, inizia in questo periodo la passione per le civiltà del Medio Oriente, trasmessa anche a Jane e nel 1880 i due decidono di abbandonare definitivamente la Francia per stabilirsi in Iran, dove Marcel, insieme alla moglie, approfondisce l’archeologia, che diverrà per entrambi la principale disciplina a cui si dedicheranno fino alla fine dei loro giorni. Dopo una prima spedizione autofinanziata, Marcel ottiene un incarico ufficiale dal governo francese, e i due partono nuovamente alla volta dell’antica Persia per compiere una delle più grandi scoperte archeologiche del XIX secolo. Le numerose spedizioni attraverso il territorio persiano consentono il ritrovamento dell’antica capitale di Susa tra il 1885 e il 1886: i due riportano alla luce il palazzo di Artaserse II costruito sopra il palazzo di Dario, distrutto da un incendio e inviano in Francia, con il permesso del governo iraniano, più di 400 reperti. Il progetto è supervisionato con passione e dedizione da Marcel, ma soprattutto da Jane che, per poter partecipare, è incentivata nuovamente a travestirsi e ad acconciarsi da uomo: in un paese di stampo fortemente patriarcale un supervisore donna non è certamente ben accetto tra gli operai, tutti di sesso maschile, che affollano gli scavi. E lo farà così bene che anche lo stesso Scià – come racconta Jane nel suo diario personale – la scambierà per un uomo, rimanendo completamente stupefatto quando gli verrà rivelata la sua vera identità.

“What! That sweet boy is a woman?” asked the Shah.

“Indeed, your Majesty,” replied Colonel Dieulafoy, “she is Madame Dieulafoy, my dear wife.”

Ora Jane è un collaboratore a tutti gli effetti e niente piega la sua curiosità insaziabile per quel lavoro che è ormai la sua professione: Jane Dieulafoy diventa archeologa a tutti gli effetti e la sua fama, legata ai cospicui ritrovamenti persiani si espanderà in tutta quell’Europa estremamente affascinata dall’Oriente.

Ma Jane non sarà solo archeologa. I viaggi le consentono di entrare a contatto con numerose culture, di respirare paesaggi mozzafiato e di incontrare i personaggi più bizzarri che minuziosamente documenta armata di macchina fotografica e taccuino. Tutto ciò che vede e sente viene appuntato per essere ricordato e rielaborato nei suoi numerosi racconti storici ambientati in quell’Oriente in cui i due sposi lasceranno per sempre un pezzo del loro cuore. Infatti, le condizioni socio-economiche del paese, la presenza dei britannici e le relative tensioni internazionali obbligheranno Jane e Marcel a far ritorno in Francia, a Parigi, dopo un lunghissimo e travagliato viaggio di ritorno: ad attenderli una nuova vita fatta di successo e soddisfazioni, anche personali.

Il successo

Il 20 ottobre 1886 vengono inaugurate al Louvre due nuove sale dedicate ai coniugi Dieulafoy e che contengono alcuni dei tesori esportati da Susa, tra cui il Fregio degli Immortali, tutt’oggi conservato nel celebre museo parigino. Ed è in questo momento che Jane ottiene dal Prefetto della Polizia anche il permesso ufficiale di indossare maschili, divenendo tuttavia oggetto di scherno nei giornali del periodo, specchio di una società ancora legata al binomio maschile – femminile. Jane non si cura dell’opinione altrui, frequenta i salotti intellettuali parigini con pantaloni e capelli cortissimi raccontando ciò che ha visto e assaporato durante le spedizioni, riscuotendo un enorme successo grazie ai suoi reportages come L’Orient sous le voile. De Chiraz à Bagdad 1881–1882 e À Suse 1884–1886. Journal des fouilles. Così prende il volo anche la sua carriera letteraria: pubblicherà racconti e romanzi celebri, in cui molti personaggi femminili indossano abiti maschili e anche se Jane dichiarerà

“I only do this to save time. I buy ready-made suits and I can use the time saved this way to do more work”

La scelta di indossare pantaloni è evidente che non riguardava solo una questione di comodità, ma è possibile ricondurla anche ad un attivismo più politico e femminista –  l’archeologa infatti si batterà per un ruolo più attivo della componente femminile allo scoppio della Prima Guerra Mondiale.

Gli ultimi anni

Nonostante la vita da letteraria le si addicesse e le piacesse, Jane, insieme a Marcel, non smise mai di sognare un ritorno in Iran, ma il clima politico degli anni Dieci non lo consentì. Quindi i coniugi alimentarono la loro passione per l’archeologia puntando gli occhi prima sulla Spagna, poi sul Marocco, ma i venti del primo conflitto mondiale soffiavano impetuosi e il marito, come per la Guerra franco-prussiana, fu nuovamente chiamato al servizio della patria, nelle colonie. 

Nel 1914, i due arrivano a Rabat, dove Jane si scontra con il Generale Lyautey, ufficiale delle truppe coloniali nel paese il quale crede di poter rimproverare l’archeologa per aver esplicitamente contravvenuto al divieto di accompagnare il marito-ingegnere nella spedizione affidatagli per la costruzione della ferrovia Fez-Maknes. Jane, incurante delle disposizioni e dei gradi, dimostra di avere una grande conoscenza della guerra e la sua energia colpisce profondamente il generale che le concede di restare a fianco del marito.Marcel e Jane vengono nuovamente rapiti dal pensiero di nuovi scavi: nel 1914 Lyautey approva lo scavo  per il restauro della Moschea di Hassad e a dirigere i lavori fino al 1915 sarà esclusivamente Jane, che applicherà gli stessi modernissimi metodi di catalogazione che aveva già usato con successo in Persia per creare un cospicuo patrimonio ancora oggi fruibile.

Marcel Jane Dieulafoy Persia

Nei primi mesi del 1915, Lyautey punta gli occhi su un altro importante sito archeologico, quello della città romana di Volubilis e appurato il successo dello scavo alla Moschea di Hassad, intende affidare anche questo progetto alle espertissime mani di Jane. Stabilito un piano di lavoro con il marito, Jane inizia ad accusare i primi sintomi di amebiasi, una grave infezione dovuta ad un parassita, probabilmente contratta durante una visita alla clinica locale, dove regnavano scarse condizioni igieniche. Le sue gravi condizioni la obbligano a tornare in Francia per ristabilirsi, ma nonostante il soggiorno a Pompertuzat – che in un primo momento le giova – il richiamo al lavoro è troppo forte e insieme a Marcel fanno ritorno in Marocco, dove il suo quadro clinico si aggrava ulteriormente. Nell’autunno del 1915 Jane esprime il desiderio di tornare a Tolosa, sperando per tutto l’inverno di vedere miglioramenti che non ci saranno mai. Il 25 maggio 1916 Jane Dieulafoy morirà stremata dalle febbri tra le braccia del suo amato Marcel.

Archeologa, scrittrice, intellettuale e dissidente, Jane non era certamente una eroina, ma una semplice donna che grazie alla sua straordinaria tenacia ha ottenuto tutto ciò che la vita poteva darle. Il legame con il marito Marcel rappresenta l’incarnazione della più pura forma di amore, dove i problemi e le tensioni socio-sessuali si dissipano per costruire un nuovo modello di coppia, armoniosa e cooperativa.

Fonti:

Getzel M. Cohen, Martha Sharp Joukowsky, Breaking Ground -Pioneering Women Archaeologists, The University of Michigan Press, Ann Arbor, 2004

Ève Gran-Aymerich, Jean Gran-Aymerich, Jane Dieulafoy : une vie d’homme, Perrin, Paris, 1991

Heather Rossiter, Sweet Boy Dear Wife: Jane Dieulafoy in Persia 1881-1886, Wakefield Press, Adelaide, 2015

MME. JANE DIEULAFOY DEAD.; Explorer and Author Fought Franco-Prussian War. I Through, in «The New York Times», 28 May 1916 (consultato il 24/08/2020)

Pubblicato da Simona Amadori

Laureata magistrale in in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Torino ama da sempre ogni aspetto culturale, sociale, politico, ma soprattutto storico degli eventi di ogni giorno.

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