Carlo Magno e la feroce guerra agli Avari

La guerra di Carlo Magno, re dei Franchi e poi imperatore del Sacro Romano Impero, contro gli Avari, si compose di due battaglie: una nel 791 e una, più sanguinosa, nel 796. Vi fu una sommossa àvara nel 799, prontamente fronteggiata. Il khanato àvaro poté poi dirsi assoggettato al re Carlo.

Tempo di lettura: 5 minuti

Le minacce esterne

Le campagne di guerra di Carlo Magno prima dell’incoronazione papale furono quattro: la guerra contro i Longobardi; la guerra contro i Sassoni di Witichindo; la campagna (fallimentare) contro gli Arabi tenutasi nei pressi di Saragozza e la guerra agli Avari.

Gli Avari si erano insediati a est dei domini friulani e del Ducato di Baviera, in Pannonia. Si trattava di un popolo di origine turca proveniente dagli Urali e affine agli Unni come usi e costumi. Il capo di questa tribù seminomade era il khagan, ovvero il sovrano del khanato o Regno àvaro. A lui erano assoggettati Bulgari, Slavi e Turchi. Erano guerrieri fieri, ben organizzati sul piano politico, che al momento minacciavano i confini dei domini franchi sulla penisola italica.

Mappa della Pannonia (regione romana).

Il duca di Baviera

Un altro problema affriggeva il re Carlo: Tassilone III, duca di Baviera, si era rifiutato di rinnovare il suo giuramento di fedeltà, già reso nel 781. Si narra che Tassilone fu influenzato in questa decisione dalla moglie Liutperga, di origini longobarde, per vendicarsi velatamente dell’affronto subito dal suo popolo. Addirittura, le fonti la definiscono fondamentale anche in vista dell’alleanza tra il duca di Baviera e gli Avari stessi, che fino ad allora avevano intrattenuto rapporti molto buoni con i Franchi, nonostante fossero pagani.

Nel 788 Tassilone fu arrestato, destituito e rinchiuso in un convento assieme alla famiglia. La terra dei Bàvari passò, in tal modo, direttamente sotto il controllo dei Franchi e da lì re Carlo condusse la guerra alla quale dedicò maggiore attenzione tra le altre.

Immagine raffigurante Tassilone III di Baviera.

L’inizio della battaglia

Nel 791 il re dei Franchi entrò in Pannonia – antica regione compresa tra i fiumi Sava e Danubio, comprendente l’attuale Austria; la parte occidentale dell’Ungheria; la porzione più a nord della Croazia e parzialmente la Slovenia – con un grande esercito, diviso in due colonne, come di consueto in guerra.

Le due colonne marciarono parallelamente lungo le sponde del Danubio, in modo tale da impedire agli Avari ogni possibile via di fuga.

Questi ultimi, si valsero della strategia della terra bruciata, privando i franchi di rifornimenti. Dopo qualche mese, non si era ancora giunti allo scontro diretto e molti cavalli stavano morendo per la mancanza di provviste e tutto l’esercito carolingio si trovava in difficoltà. In seguito, la stagione invernale obbligò il re a ritirarsi in Baviera.

Tornato, portò comunque un ricco bottino ottenuto dai saccheggi perpetrati ai danni degli Avari. Riprese le manovre militari a loro danno nel 796, portando al crollo del regno àvaro, che venne affidato ad un monarca locale assoggettato a re Carlo.

L’ultima rivolta degli Avari

Nel 799 gli Avari tentarono di riscattarsi, rivoltandosi, ma i franchi procedettero contro di loro con una violenza senza precedenti, mai vista nella penisola italica o in Sassonia e la stessa veemenza dello sterminio determinò la sottomissione completa del khanato àvaro in pochissimi anni.

I saccheggi perpetrati dai soldati franchi fecero confluire ricchezze immense nelle casse dello Stato e furono ridistribuite tra i nobili e i clericali che avevano sostenuto strenuamente la campagna di conquista carolingia.

La firma di Carlo Magno a pié di un editto imperiale.

L’anno successivo, il re dei Franchi fu nominato Imperatore del Sacro Romano Impero e da quel momento fu noto come Carlo Magno, ad onore delle vittorie ottenute.

Heinrich Fichtenau (1912-2000, storico austriaco) scrisse così di Carlo Magno:

Carlo, la cui natura era tutta assorbita dal mondo esteriore, si appagava nell’azione e non conosceva problemi di coscienza. Anche Carlo si era sentito cristiano, ma in lui i precetti della Chiesa si inserivano senza contrasto nell’ideale tradizionale germanico della nobiltà guerriera, e quest’ultimo era, in fine, il motivo che più fortemente lo avvinceva. Quando tra lezione cristiana e ideale guerriero si manifestavano delle divergenze, queste non offrivano a Carlo materia di meditazione tormentosa: l’ascendente e la forza di Carlo stavano nell’ingenua semplicità del suo agire e nella naturalezza con la quale era convinto che ogni sua azione non potesse che essere giusta. In Carlo i contemporanei riconobbero un uomo simile a loro, fu per questo che neppure i suoi errori poterono diminuire la sua popolarità.

Fonti:

  1. Barbero, A., Carlo Magno. Un padre dell’Europa, Laterza, Roma-Bari, 2006
  2. Fichtenau, E., L’impero carolingio, Laterza, Roma-Bari, 1958
  3. Mazzeranghi, P. (a cura di), Bryce J., Il Sacro Romano Impero, D’Ettoris Editore, Crotone, 2017
  4. Weinfurter S., Carlo Magno, Il Mulino, Bologna, 2015
  5. Wilson, P. H., Il Sacro Romano Impero. Storia di un millennio europeo, Il Saggiatore, Milano, 2017

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