Giovanni Leone e la richiesta di dimissioni nel 1976 di La Malfa

Giovanni Leone viene ricordato molto spesso per essere stato presidente della Repubblica durante il sequestro Moro e per le sue dimissioni nel 1978. In questo articolo oltre a ripercorrere alcuni aspetti della biografia del politico napoletano, si approfondisce un aspetto poco conosciuto cioè le dimissioni chieste da La Malfa nel 1976, due anni prima della decisione ufficiale di Leone di dimettersi.

Tempo di lettura: 5 minuti

Un contesto politico che muta velocemente: 1971-1973

La richiesta di dimissioni di Giovanni Leone dalla presidenza della Repubblica da parte di Ugo La Malfa è da contestualizzare nel mutamento del contesto politico rispetto al momento della elezione. Il politico napoletano era stato eletto alla vigilia di Natale del 1971 da una maggioranza di centro-destra con i voti necessari del Msi e dei monarchici.

La candidatura di Leone in quel contesto era stata sostenuta da La Malfa, in opposizione al sostegno da parte delle sinistre della candidatura di Aldo Moro che sembrava rievocare un’ intesa tra i tre grandi partiti di massa, come risposta confusa al sessantotto, in una fase in cui l’elettorato si stava spostando a destra, tendenza che venne confermata anche nelle elezioni politiche anticipate del 1972.

Giovanni Leone

Queste furono le motivazioni che portarono La Malfa a sostenere Leone e avversare Moro, dopo le elezioni  il leder del Pri garantìl’appoggio esterno al governo Andreotti- Malagodi. Questo governo che vedeva al Ministero del Tesoro Malagodi esponente del pensiero liberale liberista, venne visto per alcuni esponenti della Dc, ma anche da La Malfa come un tentativo di riportare un rigore nella finanza pubblica.

Al di là delle aspettative di La Malfa il governo Andreotti-Malagodi fu un’esperienza molto breve ed effimera che non riuscì a far rinascere la formula centrista e quindi porre un’alternativa reale al centro-sinistra. Infatti, già nel Congresso successivo della Dc che si tenne a Roma nel 1973 si decise di tornare all’esperienza del centro-sinistra.

La sua figura iniziò ad essere fuori contesto nella fase successiva, dopo il 1973 quando si era avviato un dialogo tra la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista Italiano. Berlinguer, che era stato eletto segretario del Pci nel  marzo 1972 a conclusione del XIII congresso, il 28 settembre prendendo spunto dal golpe in Cile illustrò su “Rinascita” la nuova strategia del partito il compromesso storico.

Due anni turbolenti e di svolta sul piano politico e personale: 1975-1976

Con il 1975 iniziò una fase del settennato di Giovanni Leone di svolta, iniziò a decadere la sua immagine pubblica; un esempio fu l’episodio avvenuto a Pisa il 18 ottobre 1975, quando durante una visita ufficiale al Centro nazionale universitario calcolo elettronico, di fronte ad un gruppo di contestatori e immortalato dai fotografi fece il gesto apotropaico delle corna.

Il gesto apotropaico delle corna
Il gesto apotropaico delle corna durate la visita ufficiale al Centro nazionale universitario calcolo elettronico

Oltre a questo episodio iniziarono delle chiacchiere su suoi figli troppo presenti in particolare il figlio che interveniva su affari politici e istituzionali, ma anche la moglie più giovane di lui alimentava discussioni che potarono negli anni successivi alla diffamazione sistematica.

La sua figura fuori dalla nuova fase politica lo portò ad un crescente isolamento nel suo stesso partito e rispetto al sistema dei partiti che avrebbe preferito un presidente ligio alla direttive cioè un notaio. Alcuni interventi di Leone vennero visti dall’opinione pubblica come critiche ai partiti.

Questa prospettiva di un’alleanza politica tra Pci e Dc subì un’accelerazione dopo le elezioni amministrative del 1975 con l’avanzata elettorale del Pci. Il presidente della Repubblica si espresse più volte contro ogni ipotesi di ingresso nel governo di ministri comunisti.

Dopo i risultati di queste elezioni il quadro politico appariva ancora più complesso e precario, la Dc cercava di ritrovare consensi affidando questo compito al segretario Beninio Zaccagnini. Il Pci cercava di avviarsi prudentemente verso l’area di governo, mentre il Psi puntava a porsi come possibile guida di un futuro governo di sinistra. Per questo in vista del Congresso il segretario De Martino annunciò l’uscita del Psi dal governo presieduto da Aldo  Moro, che si dimise il 7 gennaio 1976.

Governo Moro
Governo Moro

Giovanni Leone ridiede l’incarico ad Aldo Moro che formò un governo monocolore con il voto favorevole in Parlamento del Psdi, ma si arrivò comunque allo scioglimento anticipato del parlamento e le elezioni si svolsero nell’aprile 1976.

Il tentativo di coinvolgere Leone nello scandalo Lockheed

Contemporaneamente a questa difficile situazione politica non si attenuava la difficile congiuntura economica, si riaccendeva lo scontro tra cattolici e laici sulla discussione sulla proposta di legge sull’aborto, ma soprattutto scoppiò anche in Italia  fragorosamente lo scandalo Lockheed, alla vigilia delle elezioni politiche nuovamente anticipate.

Lo scandalo riguardava il versamento di due milioni  di dollari pagati nel 1969-1970 dalla società americana Lockheed  come tangenti a esponenti politici italiani  per la fornitura di aerei militari e coinvolse l’esponente della Dc Mariano Rumor presidente del Consiglio  e due ministri della Difesa il democristiano Gui e il socialdemocratico Tanassi.

Scandalo Lockheed
Scandalo Lockheed

In questo contesto vi fu il tentativo di coinvolgere nella vicenda anche il Quirinale, in quanto Giovanni Leone era stato presidente del Consiglio nel 1968 ed era amico dei due mediatori d’affari  coinvolti nello scandalo Antonio e Ovidio  Lefebvre D’Ovidio. Quando il 21 aprile  venne fuori il coinvolgimento tra un certo Antelope Cobbler e un presidente del consiglio, alcuni quotidiani iniziarono  a collegare il nome di Antelope Cobbler a quello di Giovanni Leone.

La richiesta di dimissioni del 1976

Con lo scoppio dello scandalo Loockeed, La Malfa chiese già nell’aprile 1976 in via riservata a Leone di dimettersi, ancora quando a Leone non erano stati mossi addebiti precisi e la stampa non aveva ancora iniziato quella campagna, che lo porterà a dimettersi nel 1978.

Successivamente il leader repubblicano alla vigilia delle elezioni legislative del giugno 1976, con l’allora direttore del « Tempo» Gianni Letta, in una conversazione suggerì la necessità delle dimissioni di Leone, non solo per i riflessi sulle elezioni e le emozioni suscitate dallo scandalo Lockheed, ma perché sarebbe stato importante portare alla presidenza della Repubblica una figura organica alla nuova fase politica di accordo tra i partiti e che sarebbe stata in grado di indirizzarla.

Ugo La Malfa

Leone non era adatto a questo ruolo per la sua storia ancor più per la sua inclinazione politica, infatti nella sua concezione la politica non si fondava sul primato dei partiti e neppure su accordi organici tra di essi. Quindi secondo La Malfa nel 1976 Leone si sarebbe dovuto dimettere per tutti questi motivi, ma anche solo come semplice gesto di nobiltà per l’interesse del Paese.

Inoltre per il leader del Pri, le dimissioni di Leone erano un forte atto di responsabilità politica e morale, che avrebbero potuto evitare la deriva, cancellando le ombre che iniziavano a gravare sulla più alta carica istituzionale.

La necessità di un cambiamento alla presidenza della Repubblica per rafforzare l’accordo tra i partiti rimase anche dopo le elezioni legislative del 1976 e negli ultimi anni del settennato di Giovanni Leone, quando i comunisti ottennero un grande successo, ma la Dc ottenne comunque buoni risultati.

Fonti:

G. Vecchio, Giovanni Leone, in I presidenti della Repubblica. Il capo dello Stato e il Quirinale nella storia della democrazia italiana, (a cura di) S. Cassese, G. Galasso; A. Melloni, Il Mulino, Bologna, 2018.

C. Cederna, Giovanni Leone. La carriera di un presidente, Feltrinelli, Milano, 1978.

S. Colarizi, Un paese in movimento. L’Italia degli anni Sessanta e settanta, Laterza, Roma- Bari, 2019.

P. Soddu, La via italiana alla democrazia. Storia della Repubblica 1946-2013, Laterza, Roma-Bari, 2017.

P. Soddu, Ugo La Malfa. Il riformista moderno, Carocci, Roma, 2008.

P. Barrrotta, Storia del Partito Liberale Italiano nella Prima Repubblica, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2019.

G. Quagliarello, Il caso Leone, in Ventunesimo Secolo, Vol. 2, No. 4, Ottobre 2003.

A. Battaglia, A. Carioti, Battaglia: perché La Malfa chiese le dimissioni già nel 1976, in Ventunesimo Secolo, Vol. 2, No. 4, Ottobre 2003.

Pubblicato da Francesco Sunil Sbalchiero

Francesco Sunil Sbalchiero nato in Sri Lanka nel 1992 e vivo a Venezia. Mi sono laureato in triennale in storia all’Università Ca’ Foscari di Venezia con una tesi intitolata Le premesse del centro-sinistra in Italia e a Venezia(1949-1957) con il professore Giovanni Vian e i magistrale in scienze storiche all’Università degli studi di Torino con una tesi sul Presidente della Repubblica Luigi Einaudi con il professore Paolo Soddu. In passato ho fondato il blog Aggiornamenti Storici (2016), ho collaborato con il sito Historical Eye ed ora collaboro con il Centro studi Piero Gobetti di Torino e con altri istituti del Polo del 900. Mi occupo principalmente di storia dei partiti politici e di storia dell’Italia repubblicana.

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