Giovanni Guareschi e le caricature sul presidente Luigi Einaudi

L’accusa di vilipendio verso Giovanni Guareschi per delle vignette su Einaudi va contestualizzata in periodo storico diverso, quando l’interpretazione del reato di vilipendio era più ampio.

Tempo di lettura 5 minuti

La figura di Giovanni Guareschi

Giovanni Guareschi è conosciuto principalmente per la saga di Don Camillo il cui primo volume è stato pubblicato nel 1948 in cui racconta di un prete democristiano Don Camillo, che si opponeva al sindaco comunista Peppone, le vicende sono ambientati in un villaggio della pianura Padana.

 Il grande successo di questo primo libro portò all’adattamento cinematografico dell’opera e alla pubblicazione negli anni successi di altri libri della saga. La personalità di Guareschi è in realtà molto complessa e lo porterà ad entrare in polemica con Luigi Einaudi.

Giovanni Guareschi fu ostile alle guerre di Mussolini, ma partecipò alla Seconda guerra mondiale per dovere dopo l’armistizio venne arrestato dai tedeschi e internato per diciannove mesi. Nel 1945 assunse la direzione del Candido, un settimanale satirico che si definisce reazionario e opposto alle idee rivoluzionarie come la riforma agraria e allo statalismo.

Le posizioni iniziali del settimanale il Candido su Einaudi

Il settimanale si schiera in occasione del 2 giugno per la monarchia  e due anni dopo, temendo una vittoria del Fronte popolare, sostiene la Democrazia Cristiana che considera la miglior difesa contro il pericolo comunista. Guareschi in occasione della campagna elettorale inventerà lo slogan:« nel segreto della cabina elettorale Dio ti vede, Stalin No!».

In questa fase Giovanni Guareschi prova stima per la figura di Luigi Einaudi che come lui ha sostenuto la monarchia e questa stima rimane dopo l’elezione di Einaudi alla presidenza della Repubblica, descritto sul settimanale il Candido come un uomo onesto, dritto e capace. Luigi Einaudi era abbonato al settimanale il Candido.

Le prime critiche

Questo entusiasmo iniziale si raffredda l’anno successivo quando un uragano si abbatte sulla provincia di Benevento, Einaudi interviene subito con l’invio di viveri e soldi, ma il settimanale diretto da Guareschi inizia una campagna in cui sostiene che l’ex monarca si sarebbe immediatamente recato nel luogo, invece di rimane a vendemmiare in Piemonte nella tenuta agricola a Dogliani.

Negli anni successivi altre regioni italiane vengono colpite da inondazioni e il presidente della Repubblica aspetta alcune settimane prima di visitare quelle zone. Il Candido pubblica una prima vignetta in cui critica Einaudi su questo aspetto.

La campagna stampa contro Einaudi

Negli anni successivi l’idea dell’assenteismo di Einaudi occupato dalle sue vigne diventa costante nel giornale satirico e l’Italia in molte vignette viene rappresentata come una bottiglia di Nebbiolo uno dei vini prodotti nella tenuta agricola di Einaudi. In alcuni casi l’autore di queste vignette non era Guareschi, ma era il vignettista Carlo Manzoni.

In queste vignette si prendono in giro le azione fatte da Einaudi quando crea l’Ordine al Merito della Repubblica che venne trasformato dal settimanale in “Ordine del Gran Cavatappi della Repubblica”. La vignetta che provocherà la reazione del Quirinale venne pubblicata il 18 giugno dove venne raffigurata la sagoma del presidente riconoscibile per il bastone che passa in rivista due file di corazzieri trasformati in bottiglie.

La reazione del Quirinale

Dopo questa vignetta vi fu la reazione della presidenza della Repubblica, il segretario generale alla Presidenza repubblica Ferdinando Carbone sporge denuncia contro il direttore del Candido Giovanni Guareschi e il vignettista Carlo Manzoni.

Il procuratore della Repubblica di Milano apre un procedura per vilipendio al Capo dello Stato e al corpo dei corazzieri. A queste iniziative l’autore di Don Camillo reagisce con un articolo sul Corriere Lombardo in cui ironizza come in una situazione in cui c’è la guerra in Corea e la situazione è drammatica, le istituzioni italiane intervengono contri gli umoristi.

Il processo

Il processo attrae la stampa italiana e estera in quanto coinvolge il presidente della Repubblica e un autore molto noto. Durante il processo Giovanni Guareschi e Carlo Manzoni vennero difesi dagli avvocati Delitela e Porzio.

In questo periodo Guareschi pubblica ulteriori vignette in cui personalizza la lotta giudiziaria. In queste vignette si rappresenta lui come un ometto baffuto incatenato a due bottiglie di Nebiolo e  lui davanti a delle bottiglie che rappresentano un plotone di esecuzione.

Il 3 novembre Guareschi pubblica delle vignette in cui al posto di Viva Verdi, acronimo  usato durante il Risorgimento per sfidare la censura austriaca che significava “Vittorio Emanuele Re d’Italia”, sostituisce “Viva Lepri”, acronimo di “Luigi Einaudi Presidente della Repubblica Italiana” che ricordava la lepre come simbolo di vigliaccheria.

Giuseppe Bettiol un noto penalista e deputato democristiano pose un’ interrogazione parlamentare sulla vicenda e sul reato di vilipendio.

La sentenza

Le vignette contro Einaudi continuano anche nei mesi successivi e il 10 aprile del 1951 la 5a sezione della Corte di Appello di Milano condanna Guareschi e Manzoni a otto mesi carcere con la condizionale. Il successivo ricorso in cassazione, ma la corte rigetta il ricorso.

Negli anni successivi la polemica tra Einaudi e il Candido si attenua e vengono pubblicate delle vignette sono in occasione dell’anniversario dell’elezione di Einaudi. In questi anni Guareschi cambia bersaglio e prende di mira Alcide De Gasperi per delle lettere scritte nel 1944 agli Alleati in cui chiedeva di bombardare Roma, lettere poi dimostrate come false. Questa vicenda costò a Guareschi un altra condanna e cioè ad un anno di reclusione e finì in carcere.

Guareschi in carcere e il reato di vilipendo

Il direttore del Candido si rifiuta di chiedere la grazia e inizia a scontare la sua pena il 15 aprile 1954, dove apprende sia la notizia della morte di De Gasperi sia la non-rielezione di Einaudi l’11 maggio  1955. Inoltre iltribunale condanna Guareschi a scontare entrambe le pene sia per le vicenda Einaudi e sia per quella con De Gasperi.

La presenza di caricature nei giornali sono sempre state scoraggiate nei regimi autoritari, ma pongono un serio problema in un contesto democratico se ci sono dei limiti al diritto di satira. Tutta la vicenda di Guareschi e Einaudi va contestualizzata in un’altra epoca dove l’interpretazione del vilipendio al capo dello Sta era molto ampia e anche il senso del buon gusto era diverso.

Fonti:

R. Faucci, Einaudi, Utet, Torino, 1986

L. Cheles, A. Giacone (a cura di), Il ritratto e il potere immagini della politica in Francia e in Italia nel Novecento, Pacini Editore, Pisa , 2017

G. Limiti, Il presidente professore: Luigi Einaudi al Quirinale, Luni editrice,Milano,2020

Pubblicato da Francesco Sunil Sbalchiero

Francesco Sunil Sbalchiero nato in Sri Lanka nel 1992 e vivo a Venezia. Mi sono laureato in triennale in storia all’Università Ca’ Foscari di Venezia con una tesi intitolata Le premesse del centro-sinistra in Italia e a Venezia(1949-1957) con il professore Giovanni Vian e i magistrale in scienze storiche all’Università degli studi di Torino con una tesi sul Presidente della Repubblica Luigi Einaudi con il professore Paolo Soddu. In passato ho fondato il blog Aggiornamenti Storici (2016), ho collaborato con il sito Historical Eye ed ora collaboro con il Centro studi Piero Gobetti di Torino e con altri istituti del Polo del 900. Mi occupo principalmente di storia dei partiti politici e di storia dell’Italia repubblicana.

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