Omicidio di Ermanno Lavorini: il crocevia verso gli Anni di Piombo

L’articolo 35 della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (Convention on the Rights of the Child – CRC) recita:

Gli Stati parti adottano ogni adeguato provvedimento a livello nazionale, bilaterale e multilaterale per impedire il rapimento, la vendita o la tratta di fanciulli per qualunque fine e sotto qualsiasi forma.

Il documento, approvato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989, viene ratificato dall’Italia il 27 maggio 1991 con la legge n. 176, ventidue anni dopo il primo tra i peggiori rapimenti di bambini mai avvenuti nel nostro Paese.

Tempo di lettura: 4 minuti

Il rapimento

Nella splendida Viareggio, celebre per il suo Carnevale e i suoi carri allegorici che allietano ogni anno tantissimi spettatori, vive Ermanno Lavorini, un dodicenne come tanti: va a scuola, ama giocare, coltiva passioni e cerca di crescere in un momento storico in cui la politica è ovunque: nelle scuole, per le strade e nelle piazze, nei luoghi di lavoro. In una escalation di atti violenti, si avvia una delle stagioni più buie per il popolo italiano, con i suoi Anni di piombo e la Strategia della tensione.

Il 31 gennaio 1969 le vite della famiglia Lavorini cambieranno per sempre e con le loro, anche le vite di migliaia di persone in tutto il Paese. In quello che doveva essere un banale pomeriggio d’inverno i genitori di Ermanno, come sempre, escono di casa per aprire il negozio di loro proprietà a pochi passi dalla loro abitazione e con loro esce anche Ermanno con la sua bicicletta, intorno alle 14.30.

Ermanno Lavorini

Una routine ormai consolidata, ma che, alle 17.30 viene spezzata da una misteriosa telefonata: dall’altro capo del ricevitore un individuo afferma che il ragazzo è stato rapito e si chiede un riscatto di quindici milioni di Lire – una cifra astronomica per l’epoca. Immediatamente avvertite, le autorità si mettono sulle tracce del giovane Ermanno e dei suoi rapitori; anche la stampa seguirà con passione il caso, forse troppa, sfociando spesso in illazioni e false piste, confondendo le indagini, già di per sé, sin dal principio, difficoltose. Sono numerosi i mitomani che cercano gloria e notorietà, come molti sono i falsi testimoni e approfittatori, in cerca di un bottino cospicuo.

I rapimenti, soprattutto di bambini, sono una grossa novità non solo per i media dell’epoca, ma anche per la gente comune, anche se, da questo momento si inaugurerà una tragica stagione di sequestri ad opera di numerose organizzazioni terroristiche e poi mafiose che culminerà con molteplici omicidi di giovani e non.

Le prime investigazioni e le prime ipotesi

Le indagini proseguono verso continui vicoli ciechi, sino a quando, il 9 maggio 1969, sotto la sabbia della Pineta di Ponente a Marina di Vecchiano viene ritrovato il cadavere di Ermanno. Le analisi rivelano che la morte del ragazzo è avvenuta lo stesso giorno del rapimento. Inizia a prendere piede l’ipotesi che l’omicidio abbia precisi moventi, causa il luogo del ritrovamento: la Pineta è punto di incontro per la comunità omosessuale della zona. In quegli anni l’omosessualità, trattata come malattia mentale, spesso era erroneamente accoppiata alla pedofilia e i giornali non mancarono di produrre nuovi ingannevoli accostamenti tra omosessuali e pedofili anche per il caso Lavorini; si fiondarono su questa falsa ipotesi – stuzzicante nell’alimentare una doppia e macabra indignazione con il preciso ed unico scopo di aumentare le vendite.

Il funerale di Ermanno Lavorini

Anche gli investigatori, in un primo momento, propendono verso le supposizioni mediatiche: tra gli interrogatori condotti dalle autorità spicca quello ad un sedicenne, Marco Baldisseri, frequentatore della pineta. Il ragazzo, nelle sue dichiarazioni agli inquirenti, accusa alcuni esponenti dell’amministrazione cittadina – di corrente socialista – di essere immischiati in un giro di pedofilia e pedopornografia. Le calunnie, almeno in parte infondate, mettono alla gogna non solo politici, ma anche commercianti ed esponenti pubblici locali – alcuni dei quali subiranno tentati linciaggi pubblici –, ma al contempo permettono agli investigatori di arrivare ai reali colpevoli del sequestro e del conseguente omicidio.

Tuttavia, la testimonianza e le accuse mosse da Baldisseri risultano piene di incongruenze, e un approfondimento delle indagini porta alla luce anche altri ragazzi coinvolti nel caso: Rodolfo Della Latta e Andrea Benedetti, anche loro frequentatori della pineta. Nonostante le contraddizioni, la pista “dei pedofili” continua a reggere, in particolare trova nuovi appigli quando gli adolescenti tirano in ballo un certo Adolfo Meciani, quarantenne viareggino: si scoprirà che l’indagato – sposato e con figli – conduceva una doppia vita, una apparente, “in regola”, costruita ad hoc per nascondere la sua omosessualità. L’esposizione al pubblico scherno – il 4 maggio uscirà anche un articolo molto duro su L’Espresso, a firma di Mino Monicelli, in cui verrà accusato di essere un mostro – lo lacererà a tal punto da decidere di impiccarsi con un lenzuolo all’interno della sua cella di detenzione.

La verità viene a galla

I tre vengono portati a processo e nei primi due gradi di giudizio l’ormai assodato sentiero della perversione trova ancora conferma nelle sentenze dei giudici. Come oggi, anche all’epoca le fake news viaggiavano facilmente e la strada dello scandalo fu più semplice da comprendere e più di impatto, anche per la Giustizia stessa.

È il giornalista Marco Nozza, inviato de Il Giorno a dare una svolta alle indagini, intuendo che dietro il delitto vi era molto di più. Il cronista infatti scopre che i tre ragazzi appartenevano ad una associazione politica, il Fronte monarchico giovanile, sezione di Viareggio (guidato da Pietro Vangioni), legata all’U.M.I. – Unione Monarchica Italiana (tornata in vita recentemente, nel 2002).  Il caso inizia a colorarsi di quelle sfaccettature politiche estremiste, le stesse che caratterizzeranno l’Italia nei i decenni successivi.

I tre ragazzi del Fronte monarchico giovanile

Sempre Nozza scoprirà che i tre ragazzi coinvolti parteciparono come controparte ai fatti de “La Bussola”, la celebre discoteca della Versilia, che, nel Capodanno del 1968 (solo 31 giorni prima della scomparsa del piccolo Ermanno) divenne il luogo simbolo della contestazione studentesca, poiché definito il “locale dei padroni”.  Gli imputati facevano parte di un commando di estrema destra, che aveva lo scopo di alimentare la tensione, aumentare i danni prodotti dalla controparte di sinistra, con l’obiettivo di far ricadere tutta la colpa su di essa. Alla luce di questi nuovi elementi, i magistrati scoprirono anche che dopo il delitto la sezione del Fronte della località toscana si sciolse, la sede venne chiusa in fretta e furia. Come ricostruito poi dalla Corte di Cassazione nel 1977, il primo caso italiano di rapimento a scopo di lucro avvenne per finanziare l’organizzazione estremista, con scopi eversivi e per tale ragione Della Latta, Vangioni e Baldisseri infine vennero condannati in via definitiva rispettivamente a undici, nove e otto anni di carcere.

Le azioni commesse dai giovani del Fronte furono solo la punta dell’iceberg di qualcosa di molto più importante, coprendo – forse – anche qualcuno di più importante. Il sequestro e l’omicidio di Ermanno Lavorini segnano infatti un profondo spartiacque nella nazione: a partire dal rapimento, l’Italia scoprirà una nuovo volto di sé stessa, fatto di tormenti, destabilizzazioni, disfacimenti dell’ordine democratico precostruito. Un volto che, ancora oggi, risulta essere di difficile interpretazione, continuamente adombrato da accecanti veli di omertà da parte sia dalla società politica, sia dalla società civile.

Ai nostri lettori segnaliamo la canzone Il ragazzo scomparso a Viareggio incisa dal cantastorie Franco Trincale, che con vari dischi aggiuntivi (cinque in totale) registrati col procedere delle indagini, racconta tutti gli sviluppi della terribile vicenda di Ermanno Lavorini. Qui il primo e il secondo:

Fonti:

Andrea Accorsi, Massimo Centini, I grandi delitti italiani risolti o irrisolti, Newton Compton Editori, Roma, 2013

Andrea di Consoli, «Il caso Lavorini, tra pedofilia e strategia della tensione» in «Il Sole 24 Ore», 31 gennaio 2019 reperibile all’URL https://www.ilsole24ore.com/art/il-caso-lavorini-pedofilia-e-strategia-tensione-AFCkO7C [consultato il 02/02/2021]

Marco Gritti, «Perché l’omicidio Lavorini resta un caso non chiuso» reperibile all’URL https://www.agi.it/cronaca/ermanno_lavorini_omicidio-5368175/news/2019-04-21/ [consultato il 11/02/2021]

Sandro Provvisionato, Il caso Lavorini: Il tragico rapimento che sconvolse l’Italia, Chiarelettere editore, Milano, 2019

Pubblicato da Simona Amadori

Laureata magistrale in in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Torino ama da sempre ogni aspetto culturale, sociale, politico, ma soprattutto storico degli eventi di ogni giorno.

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